Dōgen, Busshō: non appoggiarsi a niente 14 [busshō14]

[Sommario IA] Obaku e Nansen discutono sulla chiara manifestazione della natura autentica, legandola all’apprendimento dello zazen e della saggezza.
Obaku afferma che “non appoggiarsi a nulla” nelle 24 ore porta all’ottenimento della natura autentica. Nansen commenta la perspicacia di Obaku.

Il “non oso” di Obaku non è semplice modestia, ma espressione di profonda comprensione della via.
L’immagine della “cattura della tigre” da parte di Obaku rappresenta la comprensione profonda.
L’aprire e perdere l’occhio simboleggiano il sentire la natura autentica senza trattenerla, evitando di creare immagini mentali.

Obaku stava seduto nella stanza del tè di Nansen, quando questi gli chiede: «Quando l’apprendimento dello zazen e della sapienza procede di pari passo, la natura autentica si manifesta chiaramente: cosa significa questo principio?».
Obaku risponde: «Qualora nell’arco delle ventiquattrore non ti appoggi in nessuna cosa, cominci a ottenerla».
Nansen aggiunge: «È il tuo occhio di anziano che vede così, nevvero?».
Obaku si schermisce: «Non oso».
Allora Nansen: «Lasciamo per ora da parte la moneta per l’acqua da bere nel viaggio, e veniamo alla moneta per i sandali di paglia: dimmi qual è il tipo d’uomo che ne restituirà il prezzo?». Obaku ristà in silenzio.

In verità, il principio che l’apprendimento dello zazen e della sapienza procedono di pari passo non va inteso come se dal procedere di pari passo dello studio dello zazen e della sapienza consegua automaticamente la chiara manifestazione della natura autentica; ma nel senso che là dove c’è chiara visione della natura autentica, lì c’è anche l’apprendimento dello zazen e della sapienza che procedono di pari passo. Questo è il senso profondo della domanda: cosa significa questo principio? A mo’ di esempio adduciamo anche un’altra domanda, identica alla prima: la natura autentica si manifesta chiaramente, ma chi è che lo mette in opera?

C’è l’apprendimento di pari passo della natura autentica, c’è la natura autentica che si manifesta chiaramente, c’è la domanda: questo principio cosa significa? Fare di tutto per comprendere ciò, è testimoniarlo.

Qual’è il significato dell’espressione di Obaku: Quando nell’arco delle ventiquattrore non ti appoggi in nessuna cosa, cominci a ottenerla? Significa che, comunque le ventiquattro ore abitino le ventiquattro ore, tu non appoggiarti. Questo stesso non appoggiarsi, che perdura le ventiquattrore, è la natura autentica che si manifesta chiaramente. Questo le ventiquattrore non è un altro tempo che forse deve venire, non è un altra terra che forse c’è. Di quali ventiquattro ore stiamo parlando? Sono da intenderle come le ventiquattrore degli esseri umani? O come le ventiquattrore che sono altrove, dietro un qualche angolo di un qualche mondo? O come le ventiquattrore di un mondo d’argento che viene a sprazzi? Che si tratti di questo mondo, che si tratti dell’altro mondo, resta sempre: tu non appoggiarti. Sempre sei già dentro le ventiquattrore: quindi tu non appoggiarti.

La frase di Nansen: è il tuo occhio di anziano che vede così, nevvero?, equivale a dire: certamente vedere ciò è difficile! Anche se si rivolge a Obaku dicendogli: è il tuo occhio di anziano che vede, ciò non deve far pensare che l’occhio dell’anziano che vede è lui. Anche se in Obaku quell’occhio combaciava perfettamente con lui, quel lui non è soltanto Obaku. Perché l’occhio dell’anziano che vede è diffuso ampiamente intorno in modo evidente.

Obaku dice: non oso. Nella Cina dell’epoca Sung ricorreva a questa esclamazione chi era interpellato sui suoi talenti personali, sia che fossero o non fossero tali. Rispondeva appunto: non oso. Però il senso profondo di questo non oso non è quello del comune non oso. La testimonianza della via è la comprensione della via, ma ciò non è il risultato di un calcolo. Sia che l’occhio dell’anziano che vede si riferisca a un anziano in genere, sia che si riferisca a Obaku, se c’è vera comprensione la risposta non può che essere non oso. Se salta fuori un bufalo d’acqua non può che fare: «Muh! Muh!». Altrettanto dove c’è comprensione, là c’è comprensione. Il senso ultimo del comprendere è comunque che la comprensione è comprensione. Allora, provaci anche tu a comprendere.

Nansen dice: «Lasciamo per ora da parte la moneta per l’acqua da bere nel viaggio, e veniamo alla moneta per i sandali di paglia: dimmi qual è il tipo d’uomo che ne restituirà il prezzo?». Il vero significato di questa espressione va investigato fino a esaurire le proprie energie vitali. Devi applicarti con tutto il cuore a studiare per quale motivo la moneta per l’acqua va messa da parte per il momento; mentre la moneta dei sandali di paglia va presa in considerazione. In conclusione è questione di quanti sandali di paglia sono stati calpestati e logorati fino in fondo durante i mesi e gli anni della pratica. Quindi la risposta è: se non restituisce la moneta, vuol dire che non ha indossato i sandali. Oppure è: Due, tre paia.
Questa è la testimonianza, questo è il senso profondo.

[Jiso Forzani in seguito così commenta] Nella Cina antica, l’acqua non era potabile e veniva fatta bollire prima di berla: c’era chi di mestiere vendeva acqua potabile bollita. L’acqua e i sandali di paglia erano il necessario per intraprendere un viaggio, ed entrambi avevano un costo, seppur minimo. La moneta qui rappresenta l’acquisizione dell’indispensabile per intraprendere il cammino. Non dimentichiamo che Nansen parla a Obaku da anziano, da maestro a discepolo, cioè come colui che dà la moneta e può quindi chiederne conto a tempo debito. Dice Nansen: Tu ora sei un anziano, che vede con l’occhio di un anziano della via, e sai che il vero vedere è un non vedere. Però non ti scordare che se ora tu sei qui è perché hai ricevuto la moneta per l’acqua e quella per i sandali: hai educato te stesso a farla circolare, questa moneta, sicché altri la riceva? La tua realizzazione diventa testimonianza? Per ora non ti chiedo nulla della moneta per l’acqua: l’acqua è la vita biologica stessa, è data a tutti indiscriminatamente. In realtà la vita biologica e la vita vissuta come cammino non sono due cose distinte e separabili, ma per ora tralasciamo questo aspetto: piuttosto, che mi dici della moneta che hai ricevuto per comprare i sandali necessari per il tuo cammino? Quante paia ne hai consumate finora? Hai camminato abbastanza perché quella moneta desse come frutto altra moneta da dare ad altri per il loro cammino.

Obaku a questo punto ristà in riposo. Questo è il vero stare in riposo. Non è lo stare in riposo per non essere stato capito, né per non aver capito. È soltanto un vero monaco coperto con il suo vero abito dal colore originario. Sappi che la via contenuta nel riposo è come la spada contenuta nella risata[1]. La chiara visione della natura autentica è come mangiare a sazietà la zuppa a colazione e il riso bollito a pranzo[2].

[1] La sonora risata del maestro era come una spada penetrante che strappava la maschera della confusione o dell’ambiguità del discepolo.

[2] Tradizionalmente la colazione giapponese consiste nella zuppa di riso sciolto e il pranzo nel riso bollito asciutto con verdure, uova, pesce o carne.

Rievocando questa circostanza, Isan chiede a Kyozan: «Ciò non vuol forse dire che Obaku non è riuscito ad afferrare Nansen?».
Kyozan risponde: «Non è così. Ma è evidente che Obaku in quell’occasione ha catturato la tigre».
Isan replica: «Giovane confratello, davvero hai raggiunto la posizione eccellente da cui vedere!».

L’espressione di Dai I fa pensare che egli dica che il confratello maggiore Obaku non è riuscito ad afferrare Nansen.
Kyozan dice: «Obaku in quell’occasione ha catturato la tigre». Una volta che l’ha catturata, ecco, può anche accarezzarla sul capo. Catturata la tigre, la carezza. Insieme con compagni diversi da lui, nel bel mezzo egli cammina. Avendo la chiara visione della natura autentica, apre l’occhio; come la natura autentica chiaramente si manifesta, perde l’occhio. Svelto verso la via! Svelto verso la via! Di là vedrai la natura autentica: com’è eccellente raggiungere quel posto!

[Tollini traduce] Vedere chiaramente la natura-di-buddha è aprire un occhio, Se si vede chiaramente la natura-di-buddha si perde un occhio.357
357 Nishijima, G.W. e Cross C., op. cit., p. 27, intende queste ultime due frasi in modo interrogativo. [/T]

[Carl Bielefeldt traduce] Catturare una tigre e accarezzarla sono due cose completamente diverse. Vedere chiaramente la Natura di Buddha è la stessa cosa che aprire l’Occhio? La propria Natura di Buddha che vede chiaramente è la stessa cosa che perdere il proprio Occhio? [/CB]

[F-M] Che abbia raggiunto la metà, che abbia raggiunto la cosa intera, non si appoggia sui suoi risultati. Che abbia centomila cose, non si appoggia; che disponga di centomila tempi, non si appoggia. Perciò si dice: La rete è una, il tempo è le ventiquattrore! Si appoggia senza appoggiarsi, come il viticcio del glicine all’albero. Né gli esseri celesti né il cielo tutto, hanno più parole da aggiungere a questa visione. [/F-M]

Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.

Fonte: Aldo Tollini

Fonte: Carl Bielefeldt

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