Dōgen, Busshō: la libertà data dalla sapienza 13 [busshō13]

[Sommario IA] Hyakujo Daie insegna che la via del Buddha è la più alta sapienza, una natura autentica che usa le cose senza contaminarle, con un’intelligenza pura.
Questa via implica la libertà dalla vita e dalla morte, rimanendo presenti nel flusso degli eventi come un cancello aperto, senza attaccarsi né rifiutare.

Ogni momento è un’occasione per vivere questa sapienza, comprendendo il nesso tra le cose.
Il comportamento corretto è quello di accogliere vita e morte senza attaccamento morboso o paura, vedendo la realtà come essa è. [/S]

Il maestro Zen Hyakujo Daie, rivolto ai discepoli dice la via con l’insegnamento: «Il Budda è davvero il veicolo più elevato, è davvero la più alta sapienza. È davvero la via di Budda che edifica questo uomo, è davvero essere Budda la natura autentica, è davvero la guida. È davvero il comportamento che riceve e usa le cose senza contaminarle, è davvero l’intelligenza che non contamina.

Momento per momento qui c’è il buon uso del rapporto che lega fra loro le cose, c’è la libertà della beata sapienza*. Se ne fai il tuo veicolo, allora, ecco, trasporta il profondo nesso degli avvenimenti. Posto nella vita, non si ferma alla vita; posto nella morte, non rimane impigliato nella morte; posto nel bel mezzo dei fenomeni che accadono[1] rimane come un cancello aperto. Non è condizionato dal farsi e disfarsi delle cose, sta libero nel bel mezzo della realtà che passa, senza difficoltà entra ed esce. Qualora è proprio così, a patto che tu sia proprio così, senza far questione di livello superiore o inferiore, perfino il corpo di una formichina, le cose una a una, sono questa pura meravigliosa terra, sono l’insondabile discorso».

*[Tollini traduce] È colui che può comportarsi in modo libero da impedimenti, è la saggezza senza impedimenti. [/T]

[1] Letteralmente i cinque elementi del mondo delle aggregazioni

Così Hyakujo ha trattato della via. Ciò che chiamiamo i cinque elementi [che costituiscono il farsi e disfarsi dei fenomeni] è il corpo indistruttibile della realtà. Il darsi da fare attimo per attimo costituisce il cancello aperto, costituisce il fermaglio infrangibile dei fenomeni che si fanno e disfanno. Dà e riceve la vita e non si ferma alla vita, nell’accogliere e affrontare la morte non si impiglia nella morte. Non amare la vita in modo morboso, non avere paura della morte seguendo l’istinto. Ecco: ciò è già la dimora della natura autentica! Mostrare agitazione e scappare con disgusto è uscire dalla via. Devi comprendere il senso dei vari fenomeni che accadono di fronte ai tuoi occhi: questo è il comportamento che porge e riceve senza contaminare. Questo è il Budda, il veicolo più elevato. Questa è la dimora di Budda, davvero è la pura meravigliosa terra!

Le parole di questo capitolo non abbisognano di commento: sono chiare e fresche come una manciata d’acqua di ruscello sul viso, in una giornata di solleone. Richiamo l’attenzione sul comportamento che riceve e usa le cose senza contaminarle, sull’intelligenza che non contamina: quanto bisogno ce n’è nella vita, nel modo di trattare la nostra esistenza, nei rapporti con gli altri esseri, con la natura, con le cose; nel modo di educare noi stessi, e i figli, i discepoli, gli allievi, i fedeli. «Momento per momento qui c’è il buon uso del rapporto che lega fra loro le cose, la libertà della sapienza fortunata». Dove fortuna non è vincere al totocalcio o ai quiz televisivi, ma il volto amico della realtà, quando la sapienza illumina il rapporto con la vita: la fortuna procede con la sapienza, perché essa evita le disgrazie evitabili, e perché nessuno, che sia saggio, mai, si considererà sfortunato.

In vita, non fermarsi alla vita; in morte, non restar impigliato nella morte. Si deve, io credo, amare la vita: amore è affetto, passione che lascia scorrere, che lascia trascorrere; la morbosità che vuole trattenere non è amore. È normale, io credo, temere la morte, perché rappresenta l’assurdo, lo scandalo, a cominciare dalla propria morte: ma è lo scandalo necessario, la mia morte è necessaria, perché scorra la vita che amo. Vivendo scorre la vita, morendo scorre la morte: qui è già la dimora della natura autentica. Se davvero la realtà la vediamo e la viviamo così, questa è la dimora di Budda, davvero è la pura meravigliosa terra.      

Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.

Fonte: Aldo Tollini

   

      

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