Zen universale (e la sopravvalutazione della meditazione) [braak17]

Fonte: André van der Braak: Reimagining Zen in a secular age, Koninklijke Brill. Il PDF del libro.

[Capitolo 4.2] Al Parlamento mondiale delle religioni del 1893, Shaku Sōen aveva presentato lo Zen all’Occidente come un buddismo moderno, cosmopolita, umanistico e socialmente responsabile, non una religione, ma un modo empirico, razionale e scientifico di indagare la vera natura delle cose. Lopez osserva che, tra tutti gli argomenti che Sōen, sacerdote Zen e maestro Mahāyāna, avrebbe potuto scegliere per introdurre il buddhismo al suo pubblico americano, egli scelse non il vuoto, né la compassione, né la natura di Buddha, ma l’argomento relativamente prosaico della causalità, probabilmente perché sembrava assolutamente moderno e scientifico, spiegando sia il mondo esterno della materia che il mondo interiore della mente senza ricorrere a Dio.

L’attenzione di Sōen si era concentrata su un’analisi teologica e filosofica delle dottrine buddiste, dimostrando che erano compatibili con la scienza. All’inizio del XX secolo, tuttavia, in accordo con la crescente popolarità dell’approccio esperienziale-espressivo alla religione, l’attenzione si spostò sull’esperienza. Come sostiene Bush, gli approcci esperienziali alla religione condividono due presupposti:
– 1. la religione è una questione di un tipo speciale di esperienza, e
– 2. l’aspetto esperienziale della religione è universalmente trasversale alle culture.

Schleiermacher individuò l’essenza della religione nei sentimenti soggettivi, in contrapposizione alle dottrine, ai credi e alle istituzioni.
William James condivideva le ipotesi dell’approccio esperienziale alla religione, con una precisazione: considerava il misticismo una forma particolare di esperienza religiosa, come universale.

Uno dei più importanti eredi di Schleiermacher fu il teologo tedesco Rudolf Otto (1869-1937). In The Idea of the Holy, Otto definì l’essenza della religione come il sentimento pre-razionale del “numinoso” che gli esseri umani provano in presenza del mysterium tremendum, la fonte trascendente vissuta come il «Tutto Altro».
L’esperienza mistica potrebbe essere vista come l’identificazione del sé personale con la Realtà trascendente. Il numinoso viene quindi concepito come nulla, vuoto o vacuità. In Mysticism East and West, Otto contrappone il misticismo al teismo: entrambi sono risposte al numinoso. Nell’esperienza mistica, tuttavia, sostiene Otto, il Dio-capo viene incontrato come un principio immanente, che è diverso dal Dio trascendente: “la […] distinzione essenziale [tra misticismo e teismo] non è che il mistico abbia un altro e nuovo rapporto con Dio, ma che abbia un Dio diverso”. In questo modo Otto è stato in grado di accogliere forme non occidentali di misticismo (come il misticismo Zen) che non si concentravano su un Dio trascendente.

Una visione popolare era quella del perennialismo (reso popolare dalla Società Teosofica e dal libro di Aldous Huxley La filosofia perenne), che considera ciascuna delle tradizioni religiose del mondo come partecipe di un’unica verità universale, sulla cui base si sono sviluppate tutte le conoscenze e le dottrine religiose. Da questa prospettiva, le affermazioni di verità di tutte le religioni puntano alla stessa Verità esoterica perenne, che va oltre la verità dell’Illuminismo e può essere conosciuta solo attraverso l’esperienza personale diretta.

Offrendo una tale interpretazione universalistica della verità religiosa, i perennisti cercano di trascendere le affermazioni di verità contrastanti. Poiché la verità religiosa ultima trascende le differenze religiose, non è vincolata ad alcuna tradizione, ma tutte le religioni possono parteciparvi. Si ritiene che i grandi fondatori e mistici di tutte le epoche abbiano riscoperto questa verità religiosa ultima e senza tempo. In seguito, i loro seguaci e ammiratori hanno lasciato che le loro intuizioni originali si deteriorassero in dogmi e formule fisse, dando origine a religioni e istituzioni. Il perennialismo indica tali spiriti liberi in tutte le tradizioni: il mistico tedesco Meister Eckhart (1260-1327), il mistico ebreo Martin Buber (1878-1965), il mistico sufi Jalal ad-Din Rumi (1207-1273), il mistico protestante tedesco Jacob Boehme (1575-1624), lo scrittore cinese proto-taoista Zhuangzi (IV secolo a.C.) e, naturalmente, maestri zen come Linji.

Secondo i perennisti, la conoscenza diretta della realtà ultima rappresenta il nucleo centrale di tutte le religioni e quindi è ciò che lega più strettamente Oriente e Occidente. Si sostiene che esista uno strato universale di “esperienza spirituale” che trascende i confini culturali.

McMahan ha descritto come questo approccio abbia portato alla creazione di ciò che egli definisce “il secolare incantato”. Questa nozione abbraccia e trascende il secolare. Ciò significa che, proprio come la conoscenza scientifica è il risultato di un esperimento, la conoscenza spirituale è il risultato di un’indagine diretta della realtà attraverso la propria esperienza. Attraverso la meditazione, è possibile indagare direttamente la realtà in un modo che trascende la dottrina e l’autorità.

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