Fonte: André van der Braak: Reimagining Zen in a secular age, Koninklijke Brill. Il PDF del libro.
[Capitolo4] Nel capitolo 2 abbiamo visto come Charles Taylor abbia presentato una narrazione sulla transizione da un cosmo incantato a un universo disincantato. Come risultato del processo di disincanto, il sé poroso e socialmente orientato in un cosmo incantato ha lasciato il posto a un universo di sé protetti e menti limitate. In questo capitolo esaminerò innanzitutto come questi sviluppi abbiano dato origine a vari discorsi universalistici riguardo alla verità, che hanno contribuito alla costruzione della “religione” come categoria universale.
McMahan ha descritto come il buddismo sia arrivato in Occidente in dialogo con i discorsi universalistici dell’Illuminismo, del Romanticismo e del Protestantesimo. (McMahan, The Making of Buddhist Modernism, Chapter 4)
Ciascuno di questi discorsi enfatizzava aspetti diversi della religione.
- Nel discorso protestante, la “vera religione” era definita dalla vera dottrina.
- Nel discorso illuminista, Kant definiva la “vera religione” come religione razionale, religione entro i limiti della ragione.
- Nel discorso romantico, il teologo protestante tedesco Schleiermacher (1768-1834) definiva la vera religione come esperienza religiosa.
- L’incontro con il discorso protestante fece assumere al buddismo il ruolo di partner nel dialogo interreligioso, come una delle cinque «religioni mondiali».
- L’incontro con il pensiero illuminista portò all’idea che il buddhismo rivelasse la verità universale;
- l’incontro con il romanticismo portò all’idea che questa verità universale fosse accessibile attraverso profonde esperienze spirituali.
In questo contesto più ampio, lo Zen venne immaginato come una religione universale, o addirittura come il nucleo mistico di tutte le religioni. Esaminerò criticamente la nozione di “esperienza pura” che ha svolto un ruolo importante nella costruzione di tale Zen universale. Discuterò tre forme di critica, due esterne alla tradizione Zen e una interna allo Zen: la critica postmoderna, avanzata dallo studioso Zen Dale Wright, la critica del misticismo universale, avanzata da Bernard McGinn, e la critica basata sull’opera di Dōgen, avanzata dallo studioso di Dōgen Hee-Jin Kim. Nella discussione torno al dilemma dell’universalità contro la particolarità nella tradizione Zen.
La nascita del buddhismo come religione mondiale
[Capitolo4.1] Tomoko Masuzawa ha descritto nel suo libro The Invention of World Religions (L’invenzione delle religioni mondiali) come l’universalismo europeo abbia portato nel XIX secolo alla costruzione del paradigma delle “religioni mondiali” e all’immaginazione del buddhismo come una di queste religioni mondiali.
Tomoko Masuzawa, The Invention of World Religions. Or, How European Universalism Was Pre-served in the Language of Pluralism (Chicago: University of Chicago Press, 2005).
Sebbene diverse dottrine e pratiche buddiste fossero note in Occidente già da diversi secoli, intorno al 1820 gli studiosi orientalisti riuscirono a mettere insieme i pezzi del puzzle: la nascita del “buddismo” come una delle religioni mondiali era ormai un dato di fatto.
Dopo che il concetto di “buddismo” si era radicato nell’immaginario occidentale, il “buddismo” divenne oggetto di studio, sebbene in modo profondamente legato al colonialismo. Come osserva Braun, “lavorando con testi conservati in Europa, gli orientalisti reificarono il buddismo in qualcosa di essenzialmente immutabile ma soggetto alle devastazioni delle circostanze storiche in Asia, in cui la popolazione locale ne esprimeva sempre in modo imperfetto l’essenza”.
Gli orientalisti occidentali hanno creato la religione mondiale del buddhismo, basandosi sulle “dottrine comuni” delle molteplici tradizioni buddhiste locali. Si presumeva che la religione universale del buddhismo derivasse da un “buddhismo primitivo” puro e originale (da non confondere con il buddhismo Theravāda contemporaneo come religione vissuta in Asia).
Questo buddhismo primitivo era una ricostruzione razionale, o addirittura un’invenzione, di una tradizione pura e originale di cui è dubbio che sia mai esistita. Il fascino per questo buddhismo antico aveva prevalentemente un orientamento intellettuale. Si concentrava sul dominio della dottrina buddhista. Il dibattito sul buddhismo era dominato dall’interesse per i sistemi di credenze buddhisti, l’etica e la personalità del Buddha storico, piuttosto che dalle esperienze o dalle pratiche. Le credenze buddhiste “atee” erano accolte da molti intellettuali come un’alternativa razionale e laica alle credenze cristiane.[…]
Continua…