Contemplazione: la fine del saṃsāra

Quando finisce il circo delle nascite e delle morti?

Quando il divenire è sentito come un vincolo, un intralcio, una irrealtà a cui non c’è più aderenza.
Quando la consapevolezza staziona su Uno.

Uno È sempre. Il velo che appanna la consapevolezza è una conseguenza della densità vibratoria propria della dimensione del divenire. Alcune volte è la conseguenza della identificazione, del fissare elementi del contingente per le ragioni più varie, ad esempio per sentire di Essere e di Esistere.

Uno È sempre. La consapevolezza riposa senza sosta in quello stato, tutto il resto è evanescente, fluttuare di vibrazioni prive di intenzioni o mosse da increspature di imprinting primari: paure, istinti che appartengono alla natura dei corpi.

Finisce il saṃsāra quando tutto testimonia Uno: ogni creatura qui è Uno, la compassione non conosce fine, tutto abbraccia.
Quando il personale raglio è sentito come raglio di Uno.

1 commento su “Contemplazione: la fine del saṃsāra”

  1. “Uno È sempre. La consapevolezza riposa senza sosta in quello stato, tutto il resto è evanescente, fluttuare di vibrazioni prive di intenzioni o mosse da increspature di imprinting primari: paure, istinti che appartengono alla natura dei corpi.”

    Tutto l’articolo è fonte di riflessione, ma in particolare, in questo momento mi sto confrontando col i capoverso riportato: le increspature astrali possono essere mosse da imprinting primari appartenenti alla natura dei corpi.

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