Contemplazione: l’esperienza di Uno

Elementi di una contemplazione che non conosce una fine.

L’esperienza dell’unità è risiedere nell’Uno: trascorro le giornate a sentire questo stato, a comprenderlo contemplandolo. Ne ho parlato mille volte, posso aggiungere altro? Ne parlo per voi, per me? Per me, parlandone ne verifico la comprensione: qualcosa non è realmente compreso se non è realtà inconfutabile nel piano più denso, nei piani più densi.

Una mente comprende l’Uno come un altrove, per lei quella dimensione è sempre altra, sempre oltre. È chiaro che per il contemplativo non è così, ma anche egli si trova a usare molte prudenze quando si tratta di affermare l’esperienza dell’Uno.

Una cosa è dire che c’è unità, un’altra che c’è “risiedere” nell’Uno, che c’è Uno e non c’è qualcuno che vi risiede: è una affermazione impegnativa, qui cercherò di comprendere perché.

Il grosso problema è rappresentato dall’intromettersi della logica: se c’è questo, c’è quello. Ma qui si tratta di sentire, non di logica. C’è il sentire di risiedere nell’unità d’Essere e c’è il sentire Uno. Il sentire nell’unità d’Essere è il sentire di qualsiasi grado che si percepisce come Essere, non come un sé. Qualunque sia il grado di sentire di adesso, lo sento come unitario, come non limitato dalla separazione e dalla discriminazione: chiamo questo sentire Essere ma non lo considero Essere Uno, questo è quello su cui sto focalizzandomi con l’esperienza.

Per fare un esempio: stamattina leggevo della nozione di tempo in Sant’Agostino, leggevo e c’era in me un rifiuto per il tema, per il piano stesso del tema. Non era tanto un rifiuto cognitivo, era la repulsione per ciò che non è essenziale, per la periferia della questione dell’unità, del discutere dell’unità. Queste che per voi sono parole per me sono sentire – non sto discutendo ma esponendo sentire – e questo sentire guarda solo a Uno, non ad altro, non ha altro riferimento che Uno, tutto il resto non è la declinazione di Uno, a un certo livello è semplicemente niente.

Il sentire Uno è oltre ogni nozione di grado, è oltre Essere. Essere si applica a una molteplicità di esperienze unitarie, Essere Uno è una sola e unica cosa ed esperienza. Essere è ancora una categoria del divenire – magari sugli alti piani, dall’Individualità a oltre – ma qui parlo dello scomparire di ogni aspetto del divenire, di pura Essenza ed Esistenza in Uno.

Parlo dell’umano che può affermare: c’è Uno. Per poter osare questo debbo precisare cosa sia Uno: ciò che È tutto il reale di tutti piani e oltre l’essere qualcosa. Se fosse la totalità di ciò che esiste su tutti i piani sarebbe la totalità, il risultato di una colossale addizione. Non di questo si tratta.

Il vivente non è la sommatoria di organi, parti, è il Vivente. Così l’Uno non è un aggregato di sentire, è un sentire unico e unitario, è Uno.
La mia esperienza di Essere è esperienza dei molti gradi del sentire assoluto, ma la mia esperienza di Uno cos’è?

Siamo oltre i gradi, siamo nell’unità indivisa, totalmente oltre. La mente dice: è troppo oltre, te la racconti, costruisci un castello di interpretazioni, una castello di carte. Ma non è così.

È possibile precipitare, adesso, nell’abisso di Uno?
È possibile andare oltre ogni logica di gradualità e, con un atto della consapevolezza, sentire Uno? Sì, è possibile.
Che esperienza è?
Di vastità senza connotazione. Di Essere senza declinazione. Di Essenza senza attribuzione.
È sentire totale e unitario, sentire che non è grado, non è scalino, non è passo, è Ciò-che-È.

Si può precipitare, adesso nel Ciò-che-È? Sì, si può, e si può essere consapevoli che quel Ciò-che-È è Uno. Adesso c’è Uno. Questo è un fatto evidente alla consapevolezza.

1 commento su “Contemplazione: l’esperienza di Uno”

  1. “C’è il sentire di risiedere nell’unità d’Essere e c’è il sentire Uno. Il sentire nell’unità d’Essere è il sentire di qualsiasi grado che si percepisce come Essere, non come un sé.”

    L’articolo pone delle sottigliezze che solo l’esperienza può comprendere anche se si sentono vere. Questa Crd ha consapevolezza, saltuaria, della prima affermazione.

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