Pensieri ed emozioni che nel Sentiero chiamiamo “cascami”, errano senza fine.
Sono l’attività fisiologica dei corpi transitori: ogni corpo espleta il suo funzionamento, il cuore batte senza che la volontà lo desideri, il respiro accade senza intenzione, il pensiero è in perenne movimento, l’emozione è un pittore in servizio attivo permanente.
Pura fisiologia dei corpi. Chi di noi si prende cura di un cuore che batte, a meno che non smetta di farlo o lo faccia in modo anomalo? Perché allora preoccuparsi di un pensiero qualsiasi a meno che non si senta che ha alla radice qualcosa che ci riguarda e che dobbiamo consapevolizzare?
Un cuore che batte testimonia l’Esistere nella sfera fisica.
Una emozione che colora uno stato testimonia l’Esistere nel piano astrale.
Un pensiero vagabondo dice che c’è attività mentale, un Esistere su quel piano.
Una intenzione che origina pensiero emozione e azione, testimonia un corpo akasico orientato al divenire, un Esistere che ha determinate caratteristiche date dall’ampiezza di quel sentire.
Certe manifestazioni semplicemente testimoniano che c’è Esistenza e, nello specifico, l’esistenza di un centro di sensibilità e/o di consapevolezza.
Ma non solo di questo si tratta: Esistere è uno con Essere. Potrei dire che Esistere trae origine da Essere ma, così facendo genererei una successione che in sé non c’è, se non nella illusione creata dalla percezione.
Esistere è Essere: c’è Esistenza solo se c’è Essenza. Un guscio astrale, abbandonato dal sentire è destinato all’estinzione vibratoria, a tornare sostanza divina indifferenziata. Un corpo fisico abbandonato dal sentire torna a essere minerale, la sostanza base del piano fisico.
Se noi osserviamo attentamente ogni istante di Esistere, anche un pensiero che vaga – di qualunque natura sia purché lo si riconosca come cascame -, se lo contempliamo, ovvero lo lasciamo transitare risiedendo nella neutralità, quel pensiero/Esistere si staglia sullo sfondo di Essere: osservando la testimonianza di Esistere possiamo sentire la sostanza di Essere.
Non quel pensiero cascame come Essere – cosa che comunque è – ma Essere e basta: il pensiero cascame è una porta per accedere a Essere. A partire dall’osservazione di un cascame – collocato in un contesto unitario – sentiamo Essere. Spero vi sia chiaro…
Questo vale sia per l’osservazione di un pensiero cascame che per l’osservazione di un pensiero vitalizzato dal sentire, espressione di un processo di comprensione. Ma, nel secondo caso, la consapevolezza viene catturata dal processo di comprensione e la contemplazione dell’Essere probabilmente passa in secondo piano, ma è chiaro, ovvio, che Essere sia lo sfondo entro cui anche questo Esistere accade.
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Riflettevo proprio in questi giorni su identificazione e cascami.
Se il pensiero non è sorretto da una emozione o da un processo di comprensione è solo cascame, pura funzione del corpo mentale.