Contemplazione: non chiedere nemmeno la giustizia

Queste beatitudini sono state trasmesse da una entità denominata La Voce durante una seduta del Cerchio Firenze 77.

Una presentazione de La Voce, il testo completo delle beatitudini
e gli altri interventi dell’entità all’interno del Cerchio Firenze 77

7-Voi avete udito che vi fu detto: beati gli affamati e gli assetati di Giustizia, ma io vi dico:  più beato ancora chi nulla desidera, nemmeno la Giustizia, perché di chi è morto a se stesso e fa la Volontà del Padre è il Regno dei Cieli.

Più beato ancora chi nulla desidera, nemmeno la Giustizia: le parole storiche del Cristo riportate in Mt. 5,8 qui servono solo come base per dire: la richiesta di giustizia appartiene ancora a chi non sa che tutto è perfetto. Colui che questo ha compreso, non chiede giustizia perché sa che essa già accade sebbene all’umano sembri l’opposto: costui contempla l’Essere-che-È in ogni sua manifestazione.

Certo, il contemplativo non è immune da moti di protesta, come rimanerne indenni quando i destini delle nazioni e delle moltitudini sono affidati a personaggi a cui non affideremmo nemmeno la gestione di un orto famigliare?

Quelle proteste sono simili al sorgere dei bisogni fisiologici, alle reazioni sensoriali ai fenomeni, ai pensieri automatici che popolano le nostre menti: sono attività fisiologica del nostro essere incarnati, non sono la sostanza di quella che il contemplativo sente come la sua vita: prova la protesta e l’abbandona, va oltre.

Una vita così non ha bisogni né desideri: non chiede, augura a sé e al prossimo il necessario esistenziale. E per il resto, tace.
Ciononostante il contemplativo, in cuor suo, sente il dolore e la fatica altrui e, per quanto possibile, si adopera per superarle. Pur comprendendo che tutto è perfetto, non fa mancare la parola e il gesto di sostegno a chi è nel bisogno: sente con l’Uno e sente con l’umano, simultaneamente.

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Nadia

Parole da ruminare.

Catia Belacchi

La giustizia, possiamo dire che è il necessario esistenziale.

NATASCIA BELACCHI

“…sente con l’Uno e sente con l’umano, simultaneamente.

Questa la sintesi. Allora comprendo che posso adoperarmi perché ci sia maggior giustizia, ma accettare ciò che viene perché nulla è a caso.
Ma se la scena di ingiustizia si presenta è anche per me. la reazione darà modo di misurare il compreso.

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