[Sommario IA] La natura autentica non è qualcosa di aggiuntivo alla vita, ma è la vita stessa; definirla come qualcosa di separato è errato.
Esprimere la natura autentica a parole è intrinsecamente difficile, poiché ogni definizione, sia affermativa che negativa, la “diffama” o la “tradisce”, limitandola.
Dai I e Hyakujo rappresentano la difficoltà di esprimere la natura autentica, mostrando come ogni tentativo verbale sia insufficiente.
La possibilità di esprimere la natura autentica risiede nell’esperienza diretta e unitaria, non nella comunicazione concettuale.
L’espressione della natura autentica avviene attraverso una risonanza vibrazionale tra chi la esperisce e chi è in grado di riceverla a un livello equivalente di consapevolezza.
L’esperienza della natura autentica è personale e condivisibile solo con coloro che possiedono un sentire equipollente. [/S]
[Traduzione Forzani-Mazzocchi] Se uno dice che la natura autentica è un qualcosa che è qua o là, consideralo un demonio. Sì, poiché aggiunge qualcosa a tutto ciò che vive, così si prospetta quale un figlio di demonio. La natura autentica, proprio questa e non altro è la natura autentica; così tutto ciò che vive, proprio questo e non altro è il tutto che vive!
Il senso originario del tutto ciò che vive non è di essere uno strumento funzionale per il compimento della natura autentica. Ad esempio, anche se tu intendessi la natura autentica come un qualcosa in funzione della quale ci sono altre cose, rammenta il principio fondamentale che la natura autentica non è qualcosa che deve essere fatta venire da qualcosa d’altro. Non avviene che se Cho beve Ri si ubriaca[1]. Se la natura autentica non fosse di per se stessa, neppure il tutto che vive sarebbe. Se il tutto che vive non fosse, neppure la natura autentica sarebbe.
[1] Espressione tratta dal seguente dialogo: Un monaco chiese: «Dì una parola in questo inizio d’anno: la natura autentica è o no?» Il maestro rispose: «No». Il monaco disse: «Ogni giorno è il buon giorno, ogni anno è il buon anno; perché allora proprio no?». Il maestro disse: «Cho beve e Ri si ubriaca». [/F-M]
[→uma] Il Tutto che vive è natura autentica proprio perché è il Tutto Uno in manifestazione come divenire, nella illusorietà del molteplice mai altro da Esso. È la tesi che sostenevamo nel post precedente: la realtà non è che manifestazione del Sentire unitario e la natura autentica la sua autoconsapevolezza. [/uma]
[F-M] Hyakujo dice: «Chi spiega che nel tutto che vive c’è la natura autentica, diffama* Buddha Dharma Sangha[2]. E anche chi spiega che nel tutto che vive non c’è la natura autentica, diffama Buddha Dharma Sangha». Così è! Quindi, tanto dire natura autentica ente, quanto dire natura autentica niente, entrambi i modi diffamano. Ma anche se inevitabilmente diffami, tu devi dire la via.
[2] Budda (il risvegliato), Darma (la norma della via), Sanga (la comunità) sono i tre tesori della via buddista. [/F-M]
[→uma] Tollini traduce con “insultare”. Anche Carl Bielefeldt traduce con “diffama”, a me sembrerebbe più adeguato l’uso del verbo “tradire”: qualsiasi cosa diciamo in merito alla natura autentica – che è ente o che oltre l’essere ente – comunque le nostre parole tradiscono la sua essenza; questo perché c’è uno iato incolmabile tra ciò che viene sentito e ciò che poi diviene concetto, pensiero e infine parola. Senza contare che anche il sentito è sempre parziale appartenendo il sentire assoluto al solo Assoluto Essere. [/uma]
[F-M] Da qui una domanda ovvia che rivolgiamo a Dai I e a Hyakujo. Una volta riconosciuto che non c’è dire senza diffamare, allora è possibile esprimere la natura autentica? Ecco la norma: se dici la via con la parola, non profanare la parola che dici. Se la via viene detta con la parola, insieme ne viene anche l’ascoltare la parola che dice la via.
Rivolgiamoci di nuovo a Dai I. Egli dice la via con la parola: tutto ciò che vive, natura autentica niente; perché non dice: tutta la natura autentica è niente di tutto ciò che vive? Perché non dice: tutta la natura autentica è niente della natura autentica? A conclusione dobbiamo riconoscere che finora neppure in sogno qualcuno ha adocchiato il vero senso di: tutto di tutti i budda è natura autentica niente. Tu, sta alla sfida! [/F-M]
[Tollini traduce] Ora, Daii e Hyakujô voglio farvi una domanda:”Certamente è un insulto, ma siete stati in grado di predicare la natura-di-buddha oppure no? E se siete stati in grado di farlo, chi l’ha predicata non ha trovato impedimenti?318 Se vi è colui che predica, dev’esserci insieme anche colui che ascolta”. Inoltre, devo rivolgermi a Daii e chiedergli: “Anche se tu hai detto che ‘tutti gli esseri senzienti sono non natura-di-buddha’, non dici che tutta la natura-di-buddha è non esseri senzienti, e non dici che tutta la natura-di-buddha è non natura-di-buddha. Ancor più, il fatto che tutti i buddha sono non natura-di-buddha non l’hai visto neppure in sogno. Vedi di provarci!”
318 Mizuno, op. cit., p. 118, interpreta questa frase come:” E se siete stati in grado di farlo, la natura-di-buddha era una stessa cosa con quanto predicato?”. Cioè, interpreta “impedimenti” nel senso che è difficile riuscire a predicare la natura-di-buddha in modo adeguato. Mi sembra una interpretazione corretta. Grosnick, op. cit., p. 307, traduce:”then the idea of teaching becomes an obstacle”. [/T]
[→uma] “È possibile esprimere la natura autentica?” oppure rimaniamo comunque prigionieri dello schema duale divenire/ente-Essere/niente (contrapponendo il divenire all’Essere e l’ente al niente)?
La questione risiede proprio nell’uscire da ogni logica binaria entrando in una visione e in un sentire unitari, solo a questo livello d’esperienza è possibile un approccio con la natura autentica.
Non si può esprimere la natura autentica se non si sente e sperimenta la natura autentica, se non si è consapevolezza di quel grado – qualsiasi grado – dell’Essere Uno.
Se si è quella consapevolezza il problema dell’esprimerla non esiste: quella consapevolezza risuonerà con sentire simili che la sentiranno in sé e rimarrà invece nascosta a sentire differenti.
La questione non è se sia possibile esprimerla: cosa significa esprimerla, a quale livello si può esprimere, chi esprime?
Una esperienza unitaria è innanzitutto vibrazione, atmosfera vibratoria che viene emessa da quella consapevolezza che vibra in un complesso di veicoli emittenti e viene colta da un complesso di veicoli riceventi: la questione riguarda il grado di sentire del ricevente, se non equivale a quello dell’emittente con ci sarà consonanza, risonanza.
Sentire equipollenti vibrano all’unisono, sentire differenti non comunicano se non parzialmente. Una consapevolezza che vibra esprime la pienezza di Ciò-che-È percepibile a chi quella pienezza già possiede, ma è relativamente muta per gli altri.
L’esperienza della natura autentica è squisitamente “personale”, è il frutto della disposizione contemplativa di un sentire che sente se stesso, della sua autoconsapevolezza. È personale nel senso che è quella nota peculiare che è condivisa solo con coloro che posseggono sentire equipollente.
Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.
Fonte: Aldo Tollini
Fonte: Carl Bielefeldt
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