Contemplazione: l’invito a coltivare Essere (beatitudini2.1)

Queste beatitudini sono state trasmesse da una entità denominata La Voce durante una seduta del Cerchio Firenze 77.

Una presentazione de La Voce, il testo completo delle beatitudini
e gli altri interventi dell’entità all’interno del Cerchio Firenze 77

2- Beati voi siete che non conoscete l’obbligo di partecipare nolenti ai riti religiosi, ma guai a chi non trova tempo di dire una preghiera, perché di chi ama Dio è il Regno dei Cieli.

Ma guai a chi non trova tempo di dire una preghiera: voce di uno che grida nel deserto! Un monito in un mondo di individui ad altro rivolti, almeno all’apparenza, non conoscendo nessuno cosa accade nell’intimo dell’altro.

Trovare il tempo di dire una preghiera: veramente poco chiede La Voce. Perché una richiesta così minima? Immagino perché conosceva gli individui cui si rivolgeva. Nel Sentiero non chiediamo una preghiera, chiediamo la vita: sei disposto a mettere in gioco la tua vita per renderla Essere?
Se non sei disposto non posso aggiungere niente, è qualcosa di tuo, di molto intimo.

Dovrebbe essere il mio sguardo rivolto a chi è in difficoltà su questo fronte di base? Oggi, mentre ero a fare la spesa all’Ipercoop, ho incontrato una coppia che si è formata con noi per un certo periodo e ha abbandonato al tempo della pandemia. Mi dicevano che ancora ricordano le basi dell’insegnamento e le applicano, o perlomeno ci provano, ma sentono l’esigenza di un rincalzo, di impulsi di rafforzamento e consolidamento.

Comprendendo la difficoltà, ho consigliato loro di leggere questo sito: deve accadere qualcosa nell’intimo delle persone che le porti non tanto a dire una preghiera, ma ad aprirsi alla dimensione dell’Essere, considerando che quell’apertura richiede una disposizione durevole, costante, rinnovata ogni giorno e a ogni istante del giorno.

In questa vita mi sono occupato per lungo tempo di coloro che iniziavano una Via spirituale, molte risorse ho dedicato a costoro: dei tanti passati di qui un piccolo resto è rimasto, un resto capace di considerare la Via come vita e la vita come Via. Non ho forze per raccomandare almeno una pratica di base, guardo con una certa meraviglia la moltitudine di insegnanti che si prodiga – in maniera più o meno disinteressata – a impartire le basi: la guardo con comprensione e compassione ma sento che non riguarda più me.

La pratica sorge da una apertura interiore e la favorisce: non si pratica perché qualcuno ci invita, o magari ci scongiura: lo si fa perché interiormente accade qualcosa. Poi la pratica alimenta il fuoco che si è acceso in noi, anche se è una fiamma debole e incerta.

Deve accadere qualcosa nell’intimo, ma se siamo distratti da mille cose quel qualcosa non può essere un sussurro, spesso è necessario un grido. Un grido che sorge da noi, un allarme nostro, non di altri.

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