Contemplazione: l’illusione della sapienza (beatitudini1)

Queste beatitudini sono state trasmesse da una entità denominata La Voce durante una seduta del Cerchio Firenze 77.

Una presentazione de La Voce, il testo completo delle beatitudini
e gli altri interventi dell’entità all’interno del Cerchio Firenze 77

1- Beati voi siete che potete affinarvi nell’istruzione, ma guai a chi non è convinto di nulla sapere, perché dell’umile è il Regno dei Cieli.

Affinarsi nell’istruzione: acquisire strumenti – in tutti i corpi transitori, cervello compreso – che permettano la migliore decodifica possibile nel flusso di dati che dalla coscienza giungono all’esperienza e da questa tornano alla coscienza.

Corpi ricchi di strumenti vuol dire, per sommi capi: un vocabolario sufficientemente ampio, delle capacità logiche sviluppate, un dizionario simbolico fornito, una vita sensoriale, emozionale, affettiva piena, una buona reattività e prontezza fisica.

Non ho citato la memoria, perché? Perché aprirebbe un capitolo vasto e anche controverso.
Una premessa: la memoria durevole e permanente è costituita dai dati in possesso del corpo akasico, quindi ciascuno di noi ha memoria di ciò che esistenzialmente conta ed è relativo al sentire.

Memoria fisica, astrale, mentale, akasica [IF56-8focus]

Le memorie dei corpi transitori, così utili nella vita quotidiana, sono fondamentali per il contemplativo? Domanda con molte risposte e a cui abbozzo una risposta personale e provvisoria.

Ho vissuto per più di settantanni con una memoria molto settoriale e selettiva: rimangono vividi solo gli aspetti più importanti dei vissuti, i dettagli sono ampiamente e irrimediabilmente perduti. Il passato ha alcune luci ma per il resto è una tabula rasa. Chiaramente questo è stato un problema, unito alla sindrome ADHD che solo da vecchio ho realizzato di avere: se avessi optato per un corso di studi regolari mi avrebbe complicato non poco la vita.

Per vivere come contemplativo è stato invece un dono, il liberarsi di un fardello, la possibilità di riconoscere essenzialmente il presente, non altro. Mille volte ho detto che un contemplativo diviene un inetto alla vita ordinaria e sociale, così di sicuro è stato – con una progressione micidiale – per me: oggi, quando non sono nei miei spazi e nei ritmi abituali, mi sento un vero disabile e lo sono anche.

Conosco la vita contemplativa, quella so vivere, quella è la mia vita. Il resto è lontano, un altro mondo, il mondo degli altri. Questa vita ha bisogno di una connessione salda con il sentire e delle parole e dei gesti per dirlo e attuarlo: accade tutto nel presente, è solo processo intuitivo che precipita nei corpi transitori e ha necessità che questi compiano efficientemente la loro opera, e per questa efficacia la memoria è più un intralcio che altro.

L’intuizione – a ogni impulso – svela sfumature del sentire nuove e accade nella consapevolezza in modo nuovo perché ogni impulso cambia la natura dei corpi transitori: non avere memoria è una necessità a questo livello, perché libera completamente l’intuizione e rende i transitori molto reattivi perché non impastoiati al passato: debbono solo reagire al nuovo che viene ogni volta.

Ho visto che il vocabolario dei termini e quello simbolico non soffrono che molto parzialmente il deficit di memoria e questo perché, evidentemente, sono linguaggi esistenziali in evidenza nell’akasico più che nei transitori. Il linguaggio non viene meno come l’azione non patisce di fronte al fluire dei processi intuitivi, ma fuori da questo ambito crollano sia il linguaggio che le abilità.

Da tutto quanto premesso, è chiaro che affinarsi nell’istruzione è un’espressione che ha molte implicazioni e solo alcune qui ne ho affrontate perché questa è una contemplazione, non un trattato. Nel prossimo post affronterò la seconda parte del versetto.

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Leonado

Nelle tue parole colgo anche la mia esperienza personale, ovviamente legate alla mie comprensioni e alle sfide esistenziali con cui mi confronto.

Catia Belacchi

Quello che scrivi della tua esperienza di contemplativo è importante e all’interno del piccolo resto, unica. Tuttavia credo che affinarsi nell’istruzione non sia di ostacolo alla contemplazione se, come dice la suora nell’articolo su mix, ci si spoglia dei bagagli inutili e si dicono molti sì quando ci si vota al monachesimo.
Ciascuno ha la struttura dei corpi inferiori che ha e con questi può comunque accedere alla contemplazione se il suo sentire è ampio

Natascia

Interessante quel che dici della memoria. Mi chiedo per, se davvero può essere d’ostacolo in particolare ai contemplativi o se per alcuni di questi è del tutto indifferente.
Nel senso che è esperienza soggettiva e non una regola.

Mariela

Penso sia un processo naturale quello di distaccarsi sempre di più dal Divenire e dalle sue logiche. Grazie per queste parole.

Nadia

Grazie

Kita-lu

Grazie.

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