Contemplazione: la percezione dell’altro e l’autenticità

Mille volte abbiamo detto che l’altro è, per la gran parte, irraggiungibile e incomprensibile.

Se tutti sono mondi a sé di cui pochissimo sappiamo, perché dal rapporto con alcuni si ricava una sensazione di autenticità e con altri questo non accade?

Ha questo a che fare con la condivisione del sentire? C’è prossimità e sensazione di autenticità con coloro che hanno sentire prossimo al nostro, e prossimo quanto? E quando questo non c’è, è a causa della lontananza dei rispettivi sentire, lontananza evolutiva? Probabilmente sì, è questo, ma qui vorrei contemplare alcuni stati intermedi e vedere cosa ne esce.

Sappiamo che il sentire genera la rappresentazione che chiamiamo col nostro nome e sappiamo che questa accade attraverso una molteplicità di corpi/veicoli: sappiamo che questi veicoli possono adombrarsi vibratoriamente in virtù di decodifiche errate, di identificazioni, di non comprensioni a livello di sentire.

Veicoli vibratoriamente squilibrati producono una irradiazione aurica corrispondente, vibrazione che viene colta nella relazione: indipendentemente dalla consonanza di sentire, ciò che viene innanzitutto percepita è la dissonanza nei corpi vibratori e questa provoca una sorta di difesa nel percepente, difesa che crea una lontananza. È a questo livello che si crea il senso di non autenticità? Non lo so, ma non credo.

Nel tentativo di farmi comprendere, dirò cosa in me accade con la contemplazione dell’altro, i tre livelli che percepisco e comprendo nella successione indicata:

1- l’altro è sempre creatura dell’Assoluto Essere, questo è il primo imprinting;
2- l’altro è prossimo o lontano al mio sentire, questo è il secondo imprinting;
3- l’altro è velato dalle dinamiche dei suoi corpi transitori.

Il terzo punto è sempre il “primo” a venire percepito ma è anche quello che lascio sistematicamente in sospeso in attesa di avere gli altri due dati.
In me vibra – simultaneamente al terzo livello di percezione – la consapevolezza dell’altro come creatura – primo livello – e come sentire – secondo livello.

Anche un individuo con i corpi transitori velati può essere percepito come prossimo al mio sentire, questa condizione transitoria non determina quella percezione particolare che definisco come di “non autenticità”.

È possibile che questa sorga quando l’altro, indipendentemente dalla velatura dei transitori, sia disallineato al suo interno e non vi sia con me una prossimità di sentire.
La non prossimità di sentire e il disallineamento possono generare lo straniamento della non autenticità: questa è un’ipotesi possibile.

Rimane da chiarire il punto 1 relativo al primo livello di percezione: tutti, indistintamente, vengono sentiti come creature e con tutti c’è una risonanza nei piani più alti, sempre, anche con coloro che sono avvertiti come un pericolo, con cui c’è lontananza di sentire che si percepisce immediatamente, o che sono turbati nei corpi.
Questo significa che la consapevolezza conscia, ma soprattutto inconscia, abbraccia tutto lo spettro vibratorio e questo viene in qualche modo registrato.

La percezione della non autenticità convive con la consapevolezza della fusione ultima e con quella della differenza di evoluzione e di turbamento dei transitori. Un bel guazzabuglio di dati.

3 commenti su “Contemplazione: la percezione dell’altro e l’autenticità”

  1. Post che pone questioni sottili.
    Per quella che è la mia esperienza, posso dire che il primo punto è sempre presente.
    Riguardo al secondo mi regolo a seconda della prossimità che ho con la persona con cui mi relaziono : anche se il sentire è diverso, la prossimità non mi permette di sottrarmi alla relazione per riguardo al punto uno.
    Per quanto concerne il punto 3, il disallineamento vibrazionale si può avvertire anche con persone di sentire simile. Vdm insegna.

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