Contemplazione: quando ci percepiamo non autentici

Ho scoperto sulla mia pelle che viene il momento in cui ogni nostra manifestazione è percepita come irrimediabilmente non autentica. Perché questo accade?

Ci sono momenti in cui il gesto, la parola, l’intenzione tutto è sentito come non autentico, non vero, non corrispondente al Reale.
Momenti in cui la rappresentazione nel divenire, per quanto sentita unitariamente, è non vera, un artifizio, una finzione che non esprime la complessità del sentire generante.

Viene sentita la ricchezza e complessità della origine e, simultaneamente, la povertà, la riduttività della forma che assume: ogni manifestazione sembra non autentica, sinceramente attuata ma inevitabilmente, ineluttabilmente priva di autenticità.

Questa consapevolezza emerge a tratti – se fosse permanente credo che sarebbe molto difficile continuare a vivere – ma è spiazzante: il vero è sentito nella sorgente e solo in quella, tutto il resto è falso, una copia più o meno maldestra.

Ahimè, è da tempo che affiora questa comprensione ma in questo periodo è assolutamente limpida. Se vogliamo comprendere il divenire come illusione, temo che da questo dobbiamo passare.

2 commenti su “Contemplazione: quando ci percepiamo non autentici”

  1. Finché siamo in questa dimensioni con la dimensione del divenire dobbiamo fare i conti. Ad ognuno come è possibile, pur sapendo che è una rappresentazione relativa.

    Ma se l’intenzione è giusta, non credo ci si debba angustiare più di tanto. Di certo arriverà all’altro ciò di cui ha bisogno.

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