Contemplazione: quando ci percepiamo non autentici

Ho scoperto sulla mia pelle che viene il momento in cui ogni nostra manifestazione è percepita come irrimediabilmente non autentica. Perché questo accade?

Ci sono momenti in cui il gesto, la parola, l’intenzione tutto è sentito come non autentico, non vero, non corrispondente al Reale.
Momenti in cui la rappresentazione nel divenire, per quanto sentita unitariamente, è non vera, un artifizio, una finzione che non esprime la complessità del sentire generante.

Viene sentita la ricchezza e complessità della origine e, simultaneamente, la povertà, la riduttività della forma che assume: ogni manifestazione sembra non autentica, sinceramente attuata ma inevitabilmente, ineluttabilmente priva di autenticità.

Questa consapevolezza emerge a tratti – se fosse permanente credo che sarebbe molto difficile continuare a vivere – ma è spiazzante: il vero è sentito nella sorgente e solo in quella, tutto il resto è falso, una copia più o meno maldestra.

Ahimè, è da tempo che affiora questa comprensione ma in questo periodo è assolutamente limpida. Se vogliamo comprendere il divenire come illusione, temo che da questo dobbiamo passare.

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Natascia

Finché siamo in questa dimensioni con la dimensione del divenire dobbiamo fare i conti. Ad ognuno come è possibile, pur sapendo che è una rappresentazione relativa.

Ma se l’intenzione è giusta, non credo ci si debba angustiare più di tanto. Di certo arriverà all’altro ciò di cui ha bisogno.

Mariela

Sembra un’anticipazione di qualcosa in cui incapperemo anche noi, ma forse non ancora perchè siamo molto immersi nel mondo.

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