S. Heine: l’opera complessiva di Dōgen nel trapianto tra Chan e Zen 8

Fonte: S.Heine “For the First Time in Japan”: The Main Elements of Hangzhou‑Based Zen That Dōgen Transmitted (2023) La raccolta degli 8 post sul testo di Heine.

Indipendentemente dal fatto che Dōgen sia considerato o meno il primo divulgatore di una particolare pratica, testo o visione filosofica importata dalla Cina, come talvolta viene affermato, sembra chiaro che molti elementi e idee fondamentali per il trapianto dello Zen in Giappone possano essere ricondotti al ruolo del fondatore della scuola Sōtō nell’introdurne l’importanza per la creazione della nuova istituzione religiosa.

La sua visione della trasmissione dello Zen si basa su modelli precedenti, ma evita anche le trappole ordinarie del ritualismo buddista che ha sperimentato nel continente. Ciò non significa che Dōgen preferisca il soggettivo e lo spirituale senza tener conto della dimensione oggettiva o fisica della religiosità. Piuttosto, evidenzia che egli possiede un vasto bagaglio di informazioni sulle procedure e gli stili della pratica Chan/Zen, nonché sulle relazioni del movimento con gli aspetti più ampi della società.

Dōgen e altri primi pellegrini giapponesi non erano semplicemente emissari incaricati di trasportare oggetti o concetti particolari, né ambasciatori di una visione del mondo specifica destinata a sostituire un paradigma obsoleto di pratica religiosa. Dobbiamo considerare il fatto che gli scritti di Dōgen selezionano continuamente, a volte in modo sistematico e in altri casi in modo irregolare, tecniche e atteggiamenti specifici del continente che egli cerca di integrare nel contesto nativo.

In alcuni casi seleziona valori buddisti di lunga data provenienti dall’India o aspetti chiave dei costumi sociali cinesi, criticando al contempo alcuni approcci del Chan, un termine che occasionalmente evita perché suona esclusivista e quindi divide il sangha in fazioni rivali.
Nel caso della pulizia dei denti, ad esempio, preferisce l’usanza giapponese, più fedele alla pratica buddista tradizionale.

Il punto fondamentale per comprendere quali elementi dello Zen Dōgen, con sede a Hangzhou, abbia portato in Giappone è vedere come egli esiga una stretta aderenza ai codici monastici, dimostrando un impegno alla rettitudine che mina e supera gli approcci corrotti alla formazione buddista che ha osservato in entrambi i paesi. Tuttavia, o forse proprio per questo, lascia anche aperta la porta ad approcci flessibili, ripetutamente adeguati alle mutevoli circostanze interpersonali che riflettono le esigenze pedagogiche dei seguaci giapponesi, sia ecclesiastici che laici.

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