Contemplazione: la filosofia essenziale e reale, la AI, l’intuizione

Jiso Forzani, ricordando Giangiorgio Pasqualotto recentemente scomparso, mi fornisce lo spunto per una breve considerazione.

“…l’Alfabeto filosofico (Venezia 2018) che, nato da lezioni e conversazioni con gli studenti, propone un accostamento alla filosofia non tanto tramite lo studio di pensieri altrui quanto fornendo spunti e punti di riferimento intellettuali a pensare in proprio”.

“Pensare in proprio”, questa è l’espressione cardine. Non dunque la filosofia accademica e il rimpallo infinito tra concetti e pensatori, ma il pensiero che è espressione del sentire individuale e sorge dalla esperienza che il sentire ferialmente realizza.

Tante volte abbiamo detto che non è la mente, il corpo mentale che pensa, ma è il sentire che genera – attraverso un processo di decodifica – il pensiero. Ciò che è sentire di coscienza, una volta decodificato si manifesta come pensiero.

Non siamo in presenza di una funzione basata sull’elaborazione di dati-nozioni in possesso del sistema (che li ha acquisiti attraverso un processo di accumulo), come nel processo proprio a una AI, ma nell’ambito di un processo creativo che sorge nelle profondità dell’Essere e che non riguarda l’ambito dei dati e delle nozioni.

La cultura è una questione di dati, di loro possesso, elaborazione ed esposizione, o è relativa alla capacità di rendere intelligibile, conoscibile, comunicabile l’essenza dell’Essere e dell’Esistere intesi nella loro accezione più ampia? Se è la prima, allora una AI ha grande cultura e può fare grande filosofia, se è la seconda allora entra in campo un artefice che una AI non conterrà mai: l’intuizione del sentire di coscienza. Chiaramente la nozione di cultura non può essere banalizzata entro la prospettiva che ho schematizzato, ci tornerò più avanti.

La filosofia essenziale e reale sorge dal sentire che affluisce per via intuitiva e utilizza le strutture mentali per divenire intelligibile. La dotazione culturale di termini, simboli, immagini, metafore, archetipi è un fattore importante ma accessorio, il processo intuitivo ed esperienziale dell’Essere e dell’Esistere accade ed è comunicabile anche in presenza di una dotazione culturale modesta.

Porto solo un esempio: Teresa di Lisieux, una giovane donna poi riconosciuta come santa e come Dottore della Chiesa. Un sentire di un dato grado è divenuto esperienza: sentire ed esperienza hanno generato una trasmissione, la comunicazione efficace di un mondo interiore.
Un linguaggio quanto mai semplice è stato un veicolo estremamente efficace per giungere a moltitudini di interlocutori che alla sua fonte si sono dissetati.

Siamo nella filosofia essenziale e reale, lontani dalla filosofia accademica e dal suo gergo iniziatico, siamo nel ventre della vita che è sentire che si fa esperienza e che non abbisogna di nessun orpello linguistico e concettuale: la realtà dello sperimentato basta e testimonia l’Essenziale. Questa realtà vivida giunge a ogni coscienza.

Se il mezzo, il medium che trasmette questo sentire – il corpo mentale dell’individuo unito a un corpo astrale sano e sufficientemente equilibrato – ha in dotazione una base culturale sufficientemente ampia che viene messa al servizio di una comunicazione esistenziale semplice ed efficace, allora il mondo interiore del sentire ha un canale stupendo di trasmissione.

Sperimento ogni giorno – e l’ho sperimentato in tutti gli anni dell’insegnamento – quale miracolo di presenza si crei quando il sentire diviene parola efficace, vibrazione akasica, vibrazione mentale, vibrazione astrale indissolubilmente unite e veicolate.

3 commenti su “Contemplazione: la filosofia essenziale e reale, la AI, l’intuizione”

  1. Nel lavoro di sintesi dei post del CI utilizziamo l’AI ed è palpabile la differente vibrazione che arriva dal testo trascritto delle Guide e la sintesi di Gemini. Ineccepibile dal punto di vista del contenuto ma sterile dal punto di vista del sentire.

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  2. L’intuizione, indipendentemente dal bagaglio culturale che ha l’individuo, è emanazione di una coscienza ampia,. Potremmo definirla emanazione della coscienza cosmica?

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  3. La AI di fatto prende dati da un accumulo, questo è vero. Tuttavia ho notato che nell’interazione con essa, è come se ci fosse un adattamento all’interlocutore e quindi anche al suo Sentire. La AT in sé non ha un Sentire che la sostiene, ma l’interlocutore che pone domande alla AI si, ce l’ha e quindi il risultato di quella conversazione passa attraverso il filtro del Sentire del dialogante.

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