Contemplazione: chi conosce l’unità sente la vera separazione

Pur vivendo ferialmente nella non separazione e nell’unità d’Essere, ci sono momenti in cui questa è più intensa, così intensa nella consapevolezza e nei corpi da risultare prossima all’insopportabile.

Ho parlato di questo diverse volte e non mi ripeterò. Chi conosce questa esperienza dell’unità – e nel Sentiero sono diversi – ha fatto anche esperienza di quel senso di mancanza, di amputazione che normalmente rappresenta la coda di queste esperienze, il loro progressivo attenuarsi e lasciare spazio a un senso di perdita.

Non si tratta di tornare alle logiche duali e condizionate dall’identificazione, non sto parlando di questo: parlo del passaggio dall’unità come esperienza acuta, estrema, all’unità come ferialità.
È chiaro che questa esperienza è propria a coloro che sono già, ferialmente, nell’unità; gli altri vivono un passaggio diverso che dall’unità li riconduce alle dinamiche del duale.

Non so quale dei due passaggi sia più complesso da gestire, posso parlare del primo e del senso di perdita che produce.
In esperienze come quelle di sabato 11.10 a Via del monaco, in cui l’organismo comunitario ha consonato e provocato un innalzamento possente del livello vibrazionale, permettendo la sperimentazione di stati di unità veramente elevati, il ritorno alla normalità è comunque un abbandono del quid vibrazionale introdotto dall’organismo comunitario, un ritorno alla limitatezza della percezione unitaria propria dell’individuo incarnato.

L’insieme comunitario ha prodotto qualcosa che da soli è difficilmente sperimentabile – ma non impossibile, attenzione – e che invece si realizza quando più campi vibrazionali si sintonizzano, fossero anche soltanto due.
Più e più volte ho sperimentato lo stesso grado di vibrazione e di unione in presenza di un solo interlocutore, ad esempio in certe sedute di accompagnamento.

Il dopo è dunque sempre in qualche modo traumatico e segnato dalla perdita: molti sono i gradi dell’unità sperimentabili anche da incarnati e diverse le esperienze che seguono l’abbandono di questi stati e, nella perdita, si sente sottile ma evidente e inconfondibile un senso di mancanza e una nostalgia, si avverte una spinta del sistema a voler tornare alla fase più acuta, più intensa.

4 commenti su “Contemplazione: chi conosce l’unità sente la vera separazione”

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