Non si persegue questa pienezza ma si è da essa attratti e risucchiati a ogni attimo dell’esistere.
I cristiani parlano di ascoltare e obbedire alla chiamata, ma forse è una espressione nella logica duale: c’è qualcuno che ti chiama. Chiaramente non è questa la realtà: sono l’Essere e l’Esistere, la nostra natura autentica, che agiscono come i lieviti durante una fermentazione. Si possono separare i lieviti dal composto nel quale operano? Non sono forse unità inscindibile?
L’Essere e l’Esistere non sono qualcuno, un soggetto magari assoluto, Dio: sono stati.
Siamo così abituati a considerare noi stessi, gli altri, come artefici che vediamo solo artefici, ma la Realtà non è questa, esistono stati che se non vengono connessi ad altri stati sono solo Ciò-che-sono.
Stati d’Essere e di Esistere: Essere è Esistere, Esistere è Essere.
Essere è l’infinità profondità di Esistere.
Esistere è l’infinito stato di Essere.
Un abisso di profondità che opera incessantemente generando noi e le nostre esistenze.
Un abisso che è senza tempo e si dispiega nel tempo, sua generazione.
Questa comprensione, con i suoi limiti e il suo continuo perfezionarsi, non si può perseguire, facendolo la si rende esterna a sé e la si vanifica perché diviene effimera come ogni desiderio.
Questa comprensione si forma vivendo, semplicemente vivendo, qualsiasi cosa questo significhi.
Non c’è via né religione, non bene né male, c’è solo l’esperienza e tutto sorge da questa, perché l’esperienza è già Essere ed Esistere in manifestazione, così come è possibile in quel dato momento.
L’evoluto sa che non deve diventare qualcosa o qualcuno, sa che è niente, solo stati e negli stati deve precipitare.
La contemplazione degli stati è l’abisso di cui tante volte parlo.
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