Dōgen: il presente va investigato. Zazenshin 4 (zen34)

Fonte: capitolo “Documenti” Shobogenzo zazen shin (anno di redazione da parte di Dōgen:1242) del MANUALE DI MEDITAZIONE ZEN, di Carl Bielefeldt. Berkeley e Los Angeles: University of California Press, 1989.
Quando necessario proporremo la traduzione di Aldo Tollini comparsa nel suo: Pratica e illuminazione nello Shōbōgenzō. Ubaldini editore. Proporremo inoltre alcune traduzioni di Nishijima-Cross.

[CB] A questo punto, Nan-yüeh (Ta-hui, ndr) prese una piastrella e cominciò a strofinarla su una pietra. Alla fine Ta-chi chiese: “Maestro, cosa stai facendo?”.

“Chi potrebbe non vedere che stava lucidando una piastrella? Chi poteva vedere che stava lucidando una piastrella? Eppure, lucidare una piastrella è stato messo in discussione in questo modo: “Cosa stai facendo?”. Questo “Cosa stai facendo?” è esso stesso sempre lucidare una piastrella. Questa terra e l’altro mondo possono differire, ma il messaggio essenziale del lucidare una piastrella non cessa mai. Non solo dovremmo evitare di decidere che ciò che vediamo è ciò che vediamo, dovremmo essere fermamente convinti che ci sia un messaggio essenziale da studiare in tutte le diecimila attività.”

Dovremmo sapere che, come possiamo vedere il Buddha senza conoscerlo o comprenderlo, così possiamo vedere i fiumi e non conoscere i fiumi, possiamo vedere le montagne e non conoscere le montagne. L’assunzione precipitosa che i fenomeni davanti ai propri occhi non offrano ulteriori spunti di riflessione non è uno studio buddista. [/CB]

[Tollini traduce] Nangaku a quel punto, prese una tegola e cominciò a lucidarla su una pietra.
Daijaku dopo un po’ chiese: “Maestro cosa stai facendo?”
Veramente, chi mai non vedeva che stava lucidando una tegola? Chi vedeva che stava lucidando una tegola? Tuttavia, fu chiesto in questo modo: “Cosa stai facendo? “riguardo alla lucidatura della tegola. Questo “Cosa stai facendo?” riguarda certamente il lucidare la tegola.
Per quanto questo mondo e l’altro mondo siano diversi, tuttavia (in entrambi) lucidare una tegola ha lo stesso significato. Non dobbiamo pensare semplicemente che quanto vediamo è quanto vediamo, ma dobbiamo convincerci che vi è un senso (profondo) da investigare in tutte le cose. Dovremmo sapere che pur vedendo un Buddha possiamo non (ri)conoscerlo, e non capirlo. Allo stesso modo, pur vedendo l’acqua possiamo non (ri)conoscerla e vedendo le montagne possiamo non (ri)conoscerle. Limitarci al fatto immediato che ci sta di fronte agli occhi e non cercare più a fondo nelle cose, non è studio del buddhismo. [/T]

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