Da ragazzo sono cresciuto in un ambiente popolare e quel linguaggio ho interiorizzato. Poi, per quante letture io abbia fatto, quella matrice in qualche modo è rimasta.
Le parole, le immagini verbali sono vibrazioni che entrano a far parte del corpo mentale, sono come i mobili che arredano una casa, se hai acquisito mobili dozzinali quelli ti tieni finché non vengono riposti in cantina.
Nel flusso vibratorio coscienza-esperienza-coscienza e nelle doppie decodifiche, quelle vibrazioni (parole e immagini verbali) è difficile che vengano utilizzate – se non marginalmente perché la presa del sentire è salda – ma finiscono per emergere quando c’è la vita ordinaria del corpo mentale e sorgono quelli che noi chiamiamo cascami, l’inutile e futile chiacchiericcio mentale: sono i mobili dozzinali che hai acquisito e che si mostrano.
Il pensiero generato dal sentire ha sue logiche e un suo vocabolario, mentre nel chiacchiericcio il limite del linguaggio acquisito, dell’imprinting linguistico, ha un suo peso.
Non solo: il fluttuare del corpo mentale e del corpo astrale si legano e, senza una guida specifica da parte del sentire, generano un campionario di cascami, sintesi dei due corpi/piani.
Il contemplativo, avvezzo a sentire una brezza, sente anche il limite del linguaggio che lo abita e coltiva una disciplina di questo, una disciplina vibrazionale.
Disciplina efficace e produttiva perché trasforma le immagini verbali in altro, le illumina della luce del sentire e le trasmuta.