Contemplazione: demitizzare la meditazione e lo zazen

Quella che segue, su questo tema delicatissimo, è una contemplazione, non un testo argomentativo, non ha finalità di completezza.

Il lavoro quotidiano sul testo di André van der Braak: Reimagining Zen in a secular age mi permette di riflettere a fondo sulla mia esperienza meditativa. Come molti in occidente, ho vissuto lo Zen come una mistica universale e lo zazen come la pratica che veniva prima di tutto.

Oggi che sono vecchio e ho alle spalle sufficiente esperienza e chiarezza, senza pretesa di verità alcuna, posso affermare:
– zazen è importante;
– zazen è niente.

È importante nella formazione, è niente quando il sentire è maturo.
Quando il sentire è maturo c’è solo la vita del sentire e nel sentire e non ha bisogno di niente, basta vivere.

Cosa ha condotto alla maturità del sentire?
– L’esperienza di vita;
– la conoscenza e consapevolezza di sé;
– il paradigma con cui si sono interpretati i fatti e la propria esistenza, in particolare in riferimento alla conoscenza di sé;
– la pratica meditativa, contemplativa;
– le pratiche fondate sulla gratuità e sulla creatività.

Sono stato formato nel mito della meditazione e dello zazen, impregnato di zen mistico e universale: è ancora così? No.
Sono un vecchio cinico? Non credo, vedo la realtà che mi è accessibile e si mostra come vita feriale, come attimo eterno, come Essenza che non ha bisogno di niente.

Solo l’Essenza è rimasta: sono grato.
Il distruttore che è in me ora può dar fuoco a tutto ciò in cui ha creduto vedendone, chiaramente, l’illusorietà.

Molte sono le malattie dello Zen in occidente: l’uso che ne hanno fatto i cattolici che dello Zen si sono innamorati; il settarismo; l’inculturazione mai osata veramente; l’incapacità di partire dal seme per far crescere una nuova pianta.
Ma sono grato, è stata casa ed è casa anche se ormai sono un senza casa, uno straniero ovunque.

3 commenti su “Contemplazione: demitizzare la meditazione e lo zazen”

  1. Spesso si è affermato che quando si è focalizzati sul sentire, non c’è distinzione tra lo stare in zazen e il vivere il quotidiano. Queste parole sono oltre tutto questo. Grazie.

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