Contemplazione: ci assalgono paure e non vediamo più l’evidente

Ci assalgono paure e si smarrisce la consapevolezza di fondo che ogni aspetto della realtà è per noi, da noi generato per la nostra comprensione e trasformazione.

Quando la paura ci invade l’evidente si vela: sentivi con chiarezza che tutto è perfetto per ogni creatura, anche per quelle che hanno cammini molto faticosi, poi la perdi perché un’ondata di astrale ti ha invaso mossa da mille cause diverse. Avevi fiducia e la perdi. Eri certo e sei smarrito.

A chi non accade questo? E quando accade al contemplativo?
Dipende da quanto sono solidi il suo sentire e il suo addestramento. Il contemplativo non è uno che esercita nei fine settimana, ciononostante quando vive situazioni che lo impattano vacilla come tutti.

L’addestramento è proporzionato al sentire ed è la disposizione che permette di gestire con criterio l’astrale e la mente, il flusso nuovo di dati che attraversa il sistema e lo scuote in vario grado.

Cos’è l’evidente? La giustizia esistenziale insita in ogni esistenza e in ogni fatto. Chi non è addentro alle nostre logiche pensa che siamo pazzi. Un bambino di Gaza che giustizia vive oggi?

Eppure vedere nel suo dramma la giustizia è possedere lo sguardo lucido, non appannato dalla paura e dal dolore.

2 commenti su “Contemplazione: ci assalgono paure e non vediamo più l’evidente”

  1. Anche per chi possiede uno sguardo lucido, non appannato dalla paura e dal dolore, pur “riconoscendo una giustizia esistenziale insita in ogni esistenza e in ogni fatto”, l’esperienza terribile dei bambini di Gaza, rimane terribile.
    Allora dal sentire muove profonda com-passione.

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