Cerchio Firenze 77: l’individualizzazione e l’Unità 22

[…] (Quello che segue è un capitolo ostico, i concetti si chiariranno nei passaggi successivi. Ndr) Voi siete abituati a pensare in termini di tempo; ebbene dovete cessare di pensare in termini, non dico di tempo, ma di successione. La Realtà trascende infatti anche la successione.

Fonte: Le scelte individuali in rapporto alla Realtà, dal libro: Cerchio Firenze 77, Oltre l’illusione, ed. Mediterranee.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

E allora, se trascende ogni successione, che significato può avere, nella Realtà, la scelta delle creature? Non c’è niente da aspettare, non c’è da stare a vedere – nella Realtà – che cosa sceglieranno le creature. Non c’è successione, è vero? Eppure parliamo del libero arbitrio, parliamo del mondo dei fotogrammi, delle scelte che gli individui fanno; del rapporto che esiste fra il mondo dei fotogrammi, dove pare che imperi un tempo, e il «mondo degli individui» dove questo tempo si chiama solo «successione di sentire».

Quando parlammo di libero arbitrio, dicemmo che l’uomo gode di una libertà in modo proporzionale alla sua evoluzione. In ogni caso la sua libertà è relativa. Gode di una libertà
assoluta chi si identifica con l’Assoluto.
Parlando dell’uomo siamo nei limiti della libertà relativa, la quale può essere pura o spuria; cioè se l’uomo opera una scelta senza essere influenzato da fattori interni o esterni, egli in quel momento e per quella scelta ha goduto di una libertà pura. Se, invece, è stato influenzato da un qualunque fattore, la sua libertà era del tipo spurio. Quando poi non c’è possibilità
di scegliere, non possiamo parlare di libertà.
Questo è quello che sapevate sul libero arbitrio dell’uomo.

Ora, dopo l’esempio della scorsa volta, con la Verità dei fotogrammi – per chiamarla in un modo – vi diciamo: «Il libero arbitrio relativo esiste, rimangono ferme quelle precisazioni, pun­tualizzazioni, che a suo tempo facemmo sul libero arbitrio; ma se anche non esistessero varianti nella serie dei fotogrammi e tutto fosse scritto in un unico e solo modo, l’individuo – in ultima analisi – godrebbe egualmente di libero arbitrio relativo, perché le sue reazioni nascerebbero in un presupposto di libertà.

Tuttavia, nonostante questa affermazione, le variazioni, le mutazioni, le strade equivalenti nel cammino degli individui, esistono. Più avanti – se avrete la pazienza e la bontà di seguirci ancora – vedremo perché queste mutazioni sono essenziali alla storia del «sentire» individuale.
Certo che se queste vi istradano verso la pazzia, ce n’è un’ultima che addirittura inferisce il colpo di grazia: e cioè che tutti noi siamo in definitiva individualizzazioni dell’Assoluto e ogni
«Scintilla-individualità-individuo» è Suo frazionamento, un Suo circoscriversi, limitarsi, esistere in forma relativa.

L’Assoluto è il Tutto e non si può concepire un Tutto che non sia anche un Tutto relativo, un insieme di relativo. Che cosa significa questo discorso? Come può esistere un Assoluto circoscritto?
Noi vi facemmo l’esempio della collana di perle. La collana di perle esiste in quanto tante perle, da un oceano di madreperla, sono in qualche modo delimitate, poste l’una accanto all’altra, è vero? Allora l’oceano di madreperla è l’Assoluto che trascende l’insieme della madreperla. Nell’Assoluto esiste questo frazionamento in quanto vi è una limitazione dell’Assoluto, un Suo circoscriversi, diventare, in sostanza, relativo. Ed ecco la collana delle perle.

Ma come possono esistere queste perle, poste l’una accanto all’altra, se in qualche modo non vengono prese in considerazione, definite, create, poste assieme una per volta?
Come è possibile in un oceano dove non esiste né prima né dopo, dove non esiste, quindi, il tempo, creare il tempo?
Quanto vi chiedo, figli e fratelli, col dirvi: «Seguitemi!» Perché possiamo solo servirci di queste figurazioni.

Nell’Eterno Presente non esiste il tempo, ma non esiste neppure un trascorrere, una successione: tutto è lì da sempre e per sempre, «congelato», dicemmo.
Adesso abbiamo saputo che nel mondo dei fotogrammi, quindi piano fisico, astrale e mentale, tutto è lì da sempre e per sempre, pur essendo mondo relativo; il Cosmo, si dice, ha un inizio e una fine nel suo insieme di fotogrammi, ma questi fotogrammi sono sempre lì, da sempre e per sempre. L’unica successione che rimane per ora in vita è la successione del «sentire», la collana di perle. «Ebbene – voi dite – quando questa successione ha inizio?». Ma mai, figli e fratelli! E sempre. Un altro sforzo richiedo alla vostra intelligenza.

Può avere avuto un inizio reale il Cosmo? Noi stessi lo abbiamo escluso. Il mondo dei fotogrammi, intanto, parte di questo Cosmo vi abbiamo detto, non ha mai avuto inizio, sempre è stato, e mai ha fine. Tuttavia essendo limitato ha un inizio e una fine che sono i limiti di questo «qualcosa»
limitato. Ma ciò non significa iniziare a esistere e cessare di esistere in senso assoluto.

Può allora aver avuto un inizio e un termine il «sentire» degli individui? Non vi spaventate. Ma niente, né nell’Eterno Presente, né nel Cosmo, né nel «mondo degli individui» può avere avuto un inizio e avere una fine. Perché, se qualcosa, sia pure nel mondo relativo, avesse un inizio e una fine, questo qualcosa travolgerebbe l’intero Assoluto, dal momento che il relativo non è che un’emanazione dell’Assoluto.

«E allora come si spiega – dite voi – questa successione di “sentire”? ». Ancora con l’esempio della collana di perle, perché ciascuna perla, ciascun «sentire», per esistere, deve essere chiuso, limitato. Ciascun «sentire» dell’individuo è un ente, un’entità a sé, chiusa, limitata. Proviene da un «sentire» precedente e sfocia in un «sentire» seguente perché se non vi fosse questo legamento non vi sarebbe unità; e allora non essendovi unità, non vi sarebbe un’individualizzazione, ma vi sarebbe un caos di «sentire», sospesi nell’Assoluto. Ecco perché noi parliamo di Assoluto individualizzato: tutte le individualizzazioni debbono avere una loro unità, ed ecco perché il «sentire» dell’individualità è un «sentire» tutto in un unico momento i tanti «sentire» appartenenti al suo ceppo, a quella individualità.

Se poi noi consideriamo, al fine di comprendere, questa individualità proiettata nel mondo dell’individuo, ecco i «sentire» individuali percepiti l’uno dopo l’altro.
Cosi è per il ricondursi del Tutto all’Unità che esiste l’indi­vidualizzazione ed è per l’individualizzazione che ciascun «sen­tire», pur essendo un ente a sé, chiuso, limitato, ha però questa eredità: proviene da un «sentire» precedente, appartenente a individuo e sfocia in un «sentire» seguente.

Ma in effetti questo passaggio esiste? No: per esistere un «sentire» chiuso come un ente a sé, nell’oceano di madreperla, il «sentire» deve essere limitato e deve per forza essere «sentito» una volta; ma questa volta – pur essendo chiusa, limitata, pur essendo una volta che scorre – in effetti non scorre mai e non prelude a un chiudersi del ciclo.
Vedo l’atterrimento di qualcuno di voi che subito trae errate conclusioni e pensa che la sua teoria di incarnazioni – tanto per parlare con il vecchio linguaggio — non cessi mai. Non è questo il significato di quello che io questa sera vi ho detto, figli e fratelli.

La collana di perle composta di una perla accanto all’altra e considerata l’una dopo l’altra, non cessa mai di esistere, neppure quando io ho finito di considerarla l’una perla dopo l’altra; perché questo finire di considerarla non significa cessare di esistere. È per sua natura che la collana di perle è formata da una perla dopo l’altra e quindi, per sua natura, cosi esiste. Ma in effetti non trascorre mai, non cessa mai.

É il «sentire individuale» – ancora lo ripeto – che considerato nelle sue fasi che lo compongono sembra provenire, fase per fase, da un «sentire» precedente e sfociare in un «sentire» seguente, ma in effetti non esiste movimento, passaggio. Tutti i «sentire individuali» sono percepiti una sola volta nell’eternità. Ma poiché eternità non significa tempo che non finisce, ma «senza tempo», quest’unica volta non è ubicabile o dislocabile. E una sola volta e sembra sempre «ora» che conduce a «dopo» e che «viene da».

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