Contemplazione nel quotidiano: uno stato permanente

Per il contemplativo l’atto del meditare, o dello scrivere come in questo caso, non corrisponde all’entrare in contemplazione ma all’ampliare la consapevolezza di questa.

La contemplazione è uno stato permanente mentre la consapevolezza fluttua.
La contemplazione è permanente perché è il sentire che sente se stesso e questo non viene mai meno. Il sentire sente se stesso tout court e in relazione alla Vibrazione Prima e ai suoi Archetipi Permanenti. In relazione al sentire della Coscienza Cosmica e al Sentire Assoluto: questo è il contesto in cui il sentire di coscienza vive la propria consapevolezza.

Nella routine dei giorni, ciascun contemplativo sviluppa una sua ecologia e resilienza della cella interiore e ha i suoi gesti, i suoi riti, la cui unica funzione è quella di risaltare la consapevolezza di uno stato che comunque è sempre presente, quello contemplativo.

Le oscillazioni sono della consapevolezza, non riguardano il passaggio dallo stato contemplativo all’identificazione e viceversa; il contemplativo, di norma, non vive fluttuazioni tra questi estremi anche se, chiaramente, non è affatto escluso che possa accadere in situazioni contingenti.

3 commenti su “Contemplazione nel quotidiano: uno stato permanente”

  1. Coltivare la consapevolezza, preservando la propria cella esistenziale.
    La contemplazione non viene mai meno.
    Altro passaggio che chiarisce la giusta disposizione. Grazie

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