Dōgen, Busshō: la via. Commento (4) di JF a Busshō 9 [busshō9.12]

[Sommario AI] L’insegnamento di Nagarjuna, secondo Dogen, evidenzia il corpo come fondamento del cammino religioso, inteso non solo come carne ma come totalità dell’essere (condizione ontologica).


La “via” non si apprende come un sapere, ma si incarna attraverso le esperienze corporee, ampliando il sentire e abbandonando le resistenze; è un processo individuale di crescita.
La via è già presente in noi, i maestri e i canoni sono solo rappresentazioni esterne di un processo interiore di sentire e di incarnazione degli archetipi.
La pedagogia della via è interna, ognuno sviluppa il proprio percorso secondo le proprie peculiarità, gli incontri con maestri e canoni sono proiezioni del sentire individuale
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L’insegnamento di Nagarjuna, così come Doghen lo riporta in questo frangente, ci aiuta a comprendere perché nel cammino religioso il corpo sia il fondamento e come attraverso il corpo si comprenda cosa è il cammino religioso. Tutta l’opera di Doghen è punteggiata di richiami in tal senso: la via si apprende con il corpo. L’accezione in cui viene usato il termine corpo va precisata: non si tratta semplicemente della carne, del corpo come altro elemento della persona rispetto allo spirito, ma della totalità dell’essere che è carne, mente, facoltà, spirito… e che fa sì che ogni essere sia l’essere che è, colta nella sua condizione di corpo: il corpo come condizione ontologica. Ecco, dovessi usare un’altra espressione equivalente per dire essere corpo, direi il corpo come condizione ontologica, e quindi come condizione universale.

Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.

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