La contemplazione che avviene nel quotidiano coinvolge il flusso dei dati che provengono dall’esterno come quelli che attraversano l’interiore: direi che questi ultimi sono i prevalenti.
Essendo continua l’auto-osservazione, la messe dei dati è rilevante: all’osservazione e all’ascolto non manca mai materiale. Nel grande mare dei dati e dei cascami, affiorano preoccupazioni e ansie di fondo, speranze e, per chi li ha, bisogni.
Sfumature di non compreso, o verifiche del compreso si presentano e scorrono nella consapevolezza del contemplante: per attimi, o lunghi momenti, possiamo sentire la materia e la natura di quei materiali esistenziali, la sentiamo nella carne di tutti i corpi.
L’atto contemplativo conduce a essere l’osservato e l’ascoltato: siamo ciò che viene sentito, tutto l’essere è quello, non altro. Tamburi battuti da mazze, vibriamo senza protezione.
Quando questo è ciò che accade a ogni istante, è chiaro che non rimangono molte energie per altro, ma è anche chiaro che se in altro non siamo occupati è perché questo è tutto ciò che ci riguarda e altri bisogni non abbiamo.
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Mi è familiare l’auto osservazione, anche in modo eccessivo direi, tuttavia in questo osservarsi non scompare il soggetto.
La vita interna, la vita del sentire, diviene l’ambiente vibratorio nel quale ci muoviamo e quello siamo