Perdere il confine di sé. Zazenshin 3.6 (zen30)

Fonte: capitolo “Documenti” Shobogenzo zazen shin (anno di redazione da parte di Dōgen:1242) del MANUALE DI MEDITAZIONE ZEN, di Carl Bielefeldt. Berkeley e Los Angeles: University of California Press, 1989.
Quando necessario proporremo la traduzione di Aldo Tollini comparsa nel suo: Pratica e illuminazione nello Shōbōgenzō. Ubaldini editore. Proporremo inoltre alcune traduzioni di Nishijima-Cross.

Stiamo affrontando questi passi di Dōgen che partono dalla risposta di Ta-chi:
‘Mi sono proposto di realizzare un Buddha.’
[CB] Dovremmo chiarire e penetrare il significato di queste parole.
Cosa significa parlare di creazione/realizzazione di un Buddha (della buddhità, ndr)?
(Affrontato in zen25 e 26)
Significa essere fatto Buddha dal Buddha?
(Affrontato in zen27)
Significa fare del Buddha un Buddha?
(Affrontato in zen28)
Significa che emergono uno o due volti del Buddha?
(Affrontato in zen29)
Si intende forse che fare un Buddha è spogliarsi di corpo e mente, e che l’intenzione di fare un Buddha sia qui intesa come l’atto stesso di questo spogliarsi?
(Affrontato qui, in zen30)
– Oppure l’intenzione di realizzare un Buddha significa che, benché vi siano innumerevoli modi per raggiungere l’illuminazione, questi si complichino proprio in questa intenzione di ‘realizzare un Buddha’?” [/CB]

2 commenti su “Perdere il confine di sé. Zazenshin 3.6 (zen30)”

  1. “Il perdere il confine senza che sorga una chiara consapevolezza della propria fragilità, espone alla ruvidità del mondo, insopportabile per un sentire evoluto. [/uma]”

    Parole che mi fanno riflettere.

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