La sola contemplazione nel vasto deserto

L’estate in un luogo come l’Eremo dal silenzio è una stagione molto particolare: fatte salve le ore del mattino più fresche, bisogna poi rifugiarsi in casa perché le temperature sono troppo alte.

Tutti i lavori nell’orto, sulla strada, con la legna da preparare per l’inverno, vanno fatti tra le sei e le nove, dal lunedì al sabato; la domenica si rompe il ritmo. Da giugno a settembre è così, ogni anno.

Le ore da trascorrere in casa sono tante e sono ore di silenzio e di solitudine, di ritmi molto lenti, di studio, di scrittura. L’unica visita è quella di una sorella che ogni qualche settimana si trattiene con noi per un paio d’ore. Una volta al mese, di sabato, vengono le sorelle e i fratelli della comunità del Sentiero per la Via del monaco.

È una frequentazione a tempo pieno del vasto deserto dell’Essere: zero trastulli.
Servono nervi saldi e allenamento, serve la capacità di vedere e ascoltare l’adesso, ogni adesso senza tempo, ogni adesso eterno.

È una scelta, non c’è costrizione, né regola, è un atto di obbedienza al sentire.
È una vita dedicata alla contemplazione del vasto spazio dell’Essere.
Ogni istante è contemplazione, la vita è generata dalla contemplazione, la contemplazione genera se stessa.

Esiste solo l’interiore. Il fuori, l’esteriore, c’è come aspetto dell’interiore. Anche i fatti più tragici, l’Ucraina, Gaza, sono luoghi dell’interiore: leggi le notizie e ascolti cosa riverbera nel sentire, come l’Uno-che-non-diviene-mai-due è anche quello, come quei fatti lo narrano.
Ascolti, osservi, accogli l’evidenza e contempli.

Tutto lo spettro della vita che caratterizza l’umano è al margine, periferia di un centro che è il sentire contemplato a tempo pieno senza eccezione, senza fuga, senza pausa.
Quando la sera guardi qualcosa in streaming, la contemplazione non finisce, tutto è sentire e non c’è finzione e realtà, tutto è sentire che si manifesta in forme diverse, il tuo, quello altrui.

Accade solo e sempre lo spettacolo del sentire e quello non ha bisogno di stimoli esterni, sorge comunque e sempre con o senza stimoli e sollecitazioni dei corpi.
È come risiedere su una sorgente, c’è sempre acqua.
Tutto è interiore e quell’interiore contiene ogni creatura e ogni universo.

Non c’è due nella contemplazione, non c’è io/tu, c’è solo Uno e non è altro; Uno non è altrove: è ferialità, è casa, è ordinarietà.

Prima che il buio scenda sei già a letto: tante sono le ore, tante le energie per vivere il vasto deserto.

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