Dōgen, Busshō: commento (2) di Jiso Forzani a Busshō 9 [busshō9.10]

[SOMMARIO AI] Chi vuole vedere la vera natura deve superare il predominio dell’io. La visione è un atto che richiede di liberarsi da questo predominio. Il nostro occhio fisico ci insegna a vedere; un occhio chiaro illumina il corpo.

Anche se vediamo lo stesso oggetto molte volte, ogni volta è come se fosse la prima. Le esperienze visive sono uniche e mai ripetitive. La visione può essere influenzata dall’abitudine e dall’io, che tende a bloccare l’osservazione. L’io è un meccanismo inevitabile, non solo una scelta. Va osservato e non alimentato, come qualsiasi altro fatto che accade. Riconoscere che le nostre esperienze sono solo fatti aiuta nella contemplazione. Dobbiamo considerare le esperienze interne ed esterne come eventi da esaminare e poi lasciare andare, tornando sempre a uno sguardo neutrale. Questo processo include esperienza, conoscenza, discernimento, comprensione, disconnessione e neutralità. [/S]

«Chi desidera vedere la natura autentica, anzitutto deve togliere di mezzo lo spadroneggiare dell’io. […] Nota che non è detto di non vedere; anzi il vedere stesso è proprio questo togliere di mezzo lo spadroneggiare dell’io».

Il nostro occhio, proprio l’occhio fisico, ci insegna con il suo funzionamento come vedere. La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce (Mt 6,22). L’occhio può vedere milioni di volte la stessa cosa, ma ogni volta che la vede è quella volta: non sedimenta nulla, la visione di prima non ostacola quella di dopo. L’occhio sa, senza sapere, che anche se vede milioni di volte la stessa cosa, in realtà è sempre la prima volta, perché nessuna cosa è mai la stessa per milioni di volte, e neppure per due volte soltanto: la montagna che vedo dalla finestra di casa, e che chiamo sempre con lo stesso nome, in effetti non è mai la stessa montagna. Questo il mio occhio lo sa, e me lo insegna.

C’è la testimonianza di chi è stato cieco da piccolo e poi ha acquistato la vista con un intervento chirurgico da bambino già grande, a raccontare la commozione che dall’occhio invade lo spirito ogni volta che vede i colori, la profondità delle cose, i giochi della luce. Ma l’abitudine a vedere offusca la vista: è l’io che spadroneggia e impedisce di vedere. «Diventa occhio che vede, diventa pupilla che scruta!»

Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.

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