Così è! L’essere corpo indica la natura autentica: perciò si dice in modo chiaro, perciò si dice trasparente dappertutto. Dire: in questo modo io manifesto il multiforme corpo autentico altro non è che dire la natura autentica è essere corpo.
Quando mai ci furono uno o due budda che non tradussero in corpo autentico l’espressione in questo modo io manifesto? Il corpo autentico è essere corpo, l’essere che è essere corpo è la natura autentica. Persino quella potenza propria dei budda e dei patriarchi, con cui hanno testimoniato e compreso la sostanza costitutiva delle cose e la loro forma di aggregazione, è opera che scaturisce dall’essere corpo. Ora il multiforme corpo autentico è come il mondo delle aggregazioni. Ogni merito è questo merito. Il merito autentico è esaurire fino in fondo questo essere corpo e abbracciarlo. Tutto è l’andirivieni incommensurabile e sconfinato di questo merito. Ecco, è opera che scaturisce dall’essere corpo!
[Carl Bielefeldt traduce] “Il significato di ‘Natura di Buddha’ è Ciò che è completamente illimitato e radioso.” Così, la manifestazione del Corpo Spirituale è dare voce alla Natura di Buddha, poiché Essa è radianza illimitata ed è assoluta. Dare voce alla Natura di Buddha significa manifestare il Corpo Spirituale, poiché è il mezzo attraverso il quale si mostra la presenza fisica di tutti i Budda.
Dove si trova il Buddha, o la coppia di Budda (Where is the Buddha, or the pair of Buddhas…), la cui manifestazione non ha assunto la presenza fisica di un Buddha?
La presenza fisica di un Buddha è la manifestazione del Corpo Spirituale da parte di qualcuno, e la Natura di Buddha esiste come quella manifestazione del Corpo Spirituale.
D’altra parte, la capacità dei Budda e degli Antenati di parlare di Essa e comprenderla in termini dei quattro elementi e dei cinque skandha è anch’essa la Loro → manifestazione momentanea del Corpo Spirituale.
La presenza fisica di tutti i Buddha, di cui abbiamo già parlato, è proprio come il regno degli skandha. Tutto il Loro funzionamento è il funzionamento di questo regno.
Il modo in cui i Buddha operano esplora completamente le profondità di come il Corpo Spirituale si manifesta quando abbraccia tutte le Sue forme diverse. Tutti gli andirivieni del Loro funzionamento immisurabile e illimitato sono manifestazioni di questo Corpo Spirituale che si rende visibile.
[Tollini traduce] Perciò, la manifestazione del corpo che predica la natura-di-buddha è vastità e vuoto luminoso. La predicazione della natura-di-buddha che è la manifestazione del corpo è il modo di esprimere il corpo di tutti i buddha. Non c’è buddha che per mezzo di ciò non abbia realizzato il [suo] corpo del buddha. Il corpo del buddha è la manifestazione del corpo e c’è una natura-di-buddha che è manifestazione del corpo.
Anche la capacità discriminante dei buddha e dei patriarchi260 che comprendono ed esprimono i quattro elementi e i cinque skandha [come natura-di-buddha], è piuttosto → un attimo della manifestazione261 del corpo. Il corpo di tutti i buddha originariamente è come i singoli skandha, basi ed elementi.262 Tutti i meriti sono questo merito. I meriti del buddha sono la comprensione profonda e la onnicomprensività della manifestazione del corpo. Il sorgere e lo svanire 263 di tutti i meriti infiniti è un attimo della manifestazione del corpo.
260 In originale butsuryô soryô. Butsu è buddha e so è patriarca. Ryô è la resa sino-giapponese del termine sascritto pramâna che significa “capacità discriminante”. Nishijima, G.W. e Cross C., op.cit., p. 19, traducono con “thinking”, mentre Waddell, N. e Abe M., op. cit., 1976, p. 98, con “capacity and understanding” e in op.cit.,2002, p.81, “capacity to utter and understand”. Mizuno, op. cit., p. 108, rende col moderno rikiryô, “capacità”.
261 Cioè: una manifestazione momentanea. Anche la loro profonda comprensione non è altro che un → semplice flash.
262 In originale: on, jo, kai. Questa frase viene variamente interpretata. Waddell, N. e Abe M., op. cit., 1976, p. 98, traducono “Once ‘buddha-bodies’ are spoken of in this way, skandhas, bases, and elements are thus manifesting the buddha-body” e in op.cit.,2002, p.81, traducono:”Once you speak of the Buddha-body, it is skandhas, bases, and fields, just as they are, manifesting the Buddha-body”. Nishijima, G.W. e Cross C., op. cit.,p. 19, traducono: “[Master Nâgârjuna] has spoken of ‘the physique of the buddhas’: the world of aggregation is a state like this…”. Mizuno, op. cit., p. 108, traduce: “Parlando del corpo di tutti i buddha, esso è come i cinque skandha, le dodici basi e i diciotto elementi “. Quindi il corpo di tutti i buddha è l’intera esistenza.
263 In originale ôrai. Waddell, N. e Abe M., op. cit., 1976, p. 98, traducono “working” e in op.cit.,2002, p.81 traducono:”The comings and goings”. Nishijima, G.W. e Cross C., op. cit., p. 19, traducono letteralmente “going and coming”. Mizuno, op. cit., p. 108, rende semplicemente con “i vari modi di essere”. A me sembra più appropriato rendere con “sorgere e svanire”.
[→uma] “Il multiforme corpo autentico è come il mondo delle aggregazioni”. La natura autentica è esperienza che avviene nei corpi, in tutti i corpi compresi quelli transitori, ma una cosa è affermare che l’esperienza è percepita nei corpi una è dire che l’esperienza è i corpi. La natura autentica è l’esperienza di un modo di sentire, di un livello di sentire, livello unitario che coinvolge ogni corpo di questo aggregato che chiamiamo individuo, ma è tale, natura autentica unitaria, solo se attraversa tutti i corpi, pertanto non può essere come il mondo delle aggregazioni, a meno che a questo non si dia una accezione molto estensiva. Coinvolge il mondo delle aggregazioni come coinvolge tutti gli altri piani ma è natura autentica solo nell’unità d’Essere, unità d’Essere per sua natura indivisibile.
“Il merito autentico è esaurire fino in fondo questo essere corpo e abbracciarlo” [F-M].
“Il modo in cui i Buddha operano esplora completamente le profondità di come il Corpo Spirituale si manifesta quando abbraccia tutte le Sue forme diverse” [CB].
“La comprensione profonda e la onnicomprensività della manifestazione del corpo” [T].
Mi sembra che la preoccupazione di Dogen, più volte affiorante, sia quella di dare corpo e concretezza all’esperienza della natura autentica, di non lasciarla nell’indefinito astratto. Un praticante di zazen sente il suo scrupolo e non può non condividerlo perché quell’Essere-Corpo (Essere nei corpi) è qualcosa che incontra ogni volta che siede: è la cifra dello zazen come pratica dell’Essere incarnato, dell’Essere che è forma: pelle, ossa, midollo.
Più estesamente possiamo dire che non ha senso parlare di natura autentica se non come di un sentire che è in tutti i corpi e in ciascuno si declina secondo il possibile: non dunque la natura autentica come regno astratto e genericamente spirituale ma come accadere adesso di una unitarietà d’Essere che coinvolge, che è ogni corpo e che è relazione in un ambiente.
La natura autentica è sentire incarnato che viene sentito in ogni corpo: sentito come flash? Questa sembra l’opinione di diversi traduttori e comunque questa frase “Tutto è l’andirivieni incommensurabile e sconfinato di questo merito” non lascia spazio a equivoci. È così secondo la nostra limitata esperienza?
In parte. In parte la natura autentica viene sentita come flash che penetra fin nel midollo attraversando ogni corpo, ma non è solo questo, è anche esperienza continuativa, perdurante, stabile, non effimera, Essenza di fondo su cui tutto appoggia.
Essenza di fondo: chi scrive sperimenta sia il flash, intenso, che l’Essenza stabile, una nota continua radice di ogni manifestazione. Viene sperimentata allo stesso modo di come un albero può sentire la sua radice, non credo vi sia differenza, né credo di star descrivendo una allucinazione.
È un grado del sentire, il più profondo e va e viene alla consapevolezza più superficiale ma non a quella profonda, in essa è stabile. Se lo sguardo contemplativo sul sentire è vasto, vengono sentirti simultaneamente i vari gradi di profondità del sentire stesso, la fluttuazione di cui Dogen parla è dovuta agli appannamenti della consapevolezza dovuti ai moti dei corpi transitori, non ad altro.
La base, la natura autentica da cui tutto genera, è costante anche alla consapevolezza più sottile, alla percezione più capace di discernimento: tutto fluttua ma non quella. [/uma]
Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.
Fonte: Carl Bielefeldt
Fonte: Aldo Tollini
Nota del curatore
Lavorando sullo Shōbōgenzō di Dōgen e non volendo in alcun modo produrre una esegesi delle sue parole, la mia unica preoccupazione è: di fronte a questo concetto, a questa visione, a questo stato che Dōgen dichiara, io cosa provo, cosa sento? Sono capace di indagare il mio interiore nella sottigliezza di certi stati, e possiedo un linguaggio, dei simboli per trasmettere il provato/sentito?
Dōgen mi mette con le spalle al muro e, quando fatico per attraversare le nebbie del testo tradotto, il mio intento è quello di giungere a cosa sentiva lui, a quale sentire rimanda la sua parola, per compiere il percorso che dal suo simbolo mi conduce a ciò che sento. È nel sentire che lo incontro, passando attraverso le nebbie delle parole e dei concetti.
Il passo successivo è: posso osare trasmettere ciò che sento utilizzando il linguaggio simbolico che mi è proprio e che credo sia, in questo tempo, più universale di quello tramandatoci dagli antenati?
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Un corpo della coscienza sufficientemente strutturato sente l’esperienza della natura autentica in molti modi differenti ma essenzialmente riferibili all’Essere come vibrazione di fondo e all’Essere come flash intenso