[Forzani-Mazzocchi traducono] Anche se per esprimere la natura autentica la rappresentiamo con la figura della luna piena, non si tratta di collezionare figure di luna tonda.
Quindi la predicazione della via non è una voce che si ode, né un colore che si vede; l’essere corpo non è questione di materia e spirito, non è un fenomeno del mondo delle aggregazioni. Anche se ha una somiglianza con il mondo delle aggregazioni, è manifestazione diretta, è il multiforme corpo autentico.
È l’aggregazione che predica la via; è la forma che è non quella forma. Quando alla forma non riducibile a quella forma si aggiunge la profonda pace che è oltre ogni forma, allora c’è essere corpo. Benché la gente desiderasse vedere la figura della luna tonda, in quel momento nulla appariva ai loro occhi da vedere: questo è il punto che mette in moto l’aggregazione che predica la via, è il corpo che si fa presente in modo libero, oltre i suoni e colori. Sia che all’improvviso si nasconda o all’improvviso riappaia, è l’andirivieni della sua circolare figura. [/F-M]
[Carl Bielefeldt traduce] Sebbene ci sia il Raggio Illimitato che assume una forma come “la Luna della Natura di Buddha al suo apice”, va oltre ciò che comunemente si intende come “l’aspetto di una luna piena”. E ciò che è più, il suo reale funzionamento va oltre ciò che viene detto o come viene espresso, e la manifestazione di questo Corpo Spirituale va oltre il fisico e il mentale, oltre il regno degli skandha (fenomeni del mondo delle aggregazioni, ndr).
Sebbene somigli completamente al regno degli skandha, si manifesta attraverso di essi, poiché questo regno è la presenza fisica di tutti i Buddha. I Buddha sono gli skandha che esprimono il Dharma; il Raggio Illimitato non ha una forma definita. Inoltre, quando la sua mancanza di forma definita è evidenziata dallo stato meditativo privo di attaccamenti, questa è una manifestazione del Corpo Spirituale di qualcuno.
Anche se tutta la nostra assemblea desidera vedere “l’aspetto della Luna al suo apice”, questo è qualcosa che gli occhi di qualcuno non hanno mai visto prima. È il punto di svolta per gli skandha, che daranno voce al Dharma, ed è l’assenza di qualsiasi modo fisso in cui il Dharma è espresso o quale forma possa assumere, mentre il Corpo Spirituale si manifesta liberamente come vuole. Il suo stesso ‘essere nascosto alla vista’ e il suo stesso ‘essere esposto apertamente’ rappresentano il suo avanzare e ritirarsi in modo ciclico. Proprio nel momento in cui il Corpo Spirituale di Nāgārjuna si manifestava liberamente mentre sedeva sulla sua piattaforma, l’intera assemblea sentiva solo le parole del Dharma e non percepiva l’‘aspetto’ del loro insegnante. [/CB]
[→uma] “È manifestazione diretta, è il multiforme corpo autentico”. “È l’aggregazione che predica la via” [F-M]: è il sentire che genera il parlare e il processo della comunicazione.
“Quando alla forma non riducibile a quella forma si aggiunge la profonda pace che è oltre ogni forma, allora c’è essere corpo” [F-M]: esperienza di pace/stabilità/Essere che il contemplante conosce bene. Nella forma/corpo che il sentire assume nell’attimo presente c’è tutta l’esperienza dell’Essere e del Ciò-che-È, in quel non tempo si condensa la pregnanza di una totalità d’Essere.
Nella forma/corpo: cosa significa? Il sentire si incarna, prende forma, si fissa, si estrinseca nei sensi dei corpi transitori: nell’attimo senza tempo, dunque eterno/per sempre, viene sentito come reale nei corpi tutto il sentire che genera quell’attimo. La vibrazione akasica attraversa i suoi veicoli, viene decodificata e sperimentata dai sensi di questi e crea nell’insieme percettivo uno stato inequivocabile variamente descritto da chi lo sperimenta, stato che non è di un soggetto, è totalmente oltre esso anche quando, per povertà di linguaggio, sembra attribuirselo.
La forma/corpo è Essere che diviene esperienza tangibile e inequivocabile perché sperimentata in tutti i corpi transitori: il sentire, così astratto per tanti, diviene esperienza tangibile. Nella nostra limitatezza, non avendo i sensi del corpo del sentire particolarmente sviluppati e deficitando il sistema di decodifiche tra sentire e corpi relativi, abbiamo bisogno di una qualche eclatanza d’esperire per ammettere che sta accadendo altro da ciò che comunemente riconosciamo, da ciò che ci è familiare. Ecco allora che l’esperienza della forma/corpo, dell’Essere/corpo, essendo inequivocabile, parla al nostro scetticismo e alle nostre scarse sensibilità percettive della vita propria del sentire.
“Poiché questo regno è la presenza fisica di tutti i Buddha. I Buddha sono gli skandha che esprimono il Dharma” [CB]. I fenomeni del divenire sono la manifestazione della natura di Buddha? Tutto ciò che appare ai sensi dei molteplici corpi non è che aggregazione della materia indistinta dell’Uno, corpo dell’Uno, pertanto si può certamente dire che tutto quanto è soggetto a generazione/percezione è manifestazione del principio dell’Uno.
Questa come lettura estensiva, meno estensivamente è anche corretto dire che nel divenire – governato dalle leggi dell’Uno – trovano rappresentazione i molteplici gradi del sentire assoluto, gradi che non tutti sono definibili come stati di buddità, non definendo noi, ad esempio, l’assassinio un grado di sentire proprio della buddità: è stato contenuto nel sentire assoluto dell’Uno, ma a me sembra che non sia interno al range dei sentire che definiamo proprio di un Buddha.
“Sia che all’improvviso si nasconda o all’improvviso riappaia, è l’andirivieni della sua circolare figura” [F-M]
“Il suo stesso ‘essere nascosto alla vista’ e il suo stesso ‘essere esposto apertamente’ rappresentano il suo avanzare e ritirarsi in modo ciclico” [CB]
La manifestazione dello stato vibratorio di cui abbiamo parlato è un processo che vede in causa la stazione emittente e le stazioni riceventi: la tensione che attraversa l’emittente e quella che pervade le riceventi non è costante e costante non può essere il fenomeno: il processo non è controllabile da alcuno e subisce i condizionamenti dell’ambiente vibratorio e della stessa possibilità di essere “retto” da chi lo emette e da chi lo riceve.
Nel Sentiero abbiamo sperimentato tutto questo molto intensamente e chiaramente: le condizioni vibratorie sono mutevoli e ogni fenomeno è sempre condizionato dall’immanente anche quando scaturisce dal sentire più alto. [/uma]
[F-M] Di nuovo si siede e manifesta il suo corpo autentico: questo è il vero come e il vero quando, in cui tutti i convenuti odono la sola voce che proclama la legge, e in cui non c’è volto del maestro da vedere. [/F-M]
Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.
Fonte: Carl Bielefeldt
Nota del curatore
Lavorando sullo Shōbōgenzō di Dōgen e non volendo in alcun modo produrre una esegesi delle sue parole, la mia unica preoccupazione è: di fronte a questo concetto, a questa visione, a questo stato che Dōgen dichiara, io cosa provo, cosa sento? Sono capace di indagare il mio interiore nella sottigliezza di certi stati, e possiedo un linguaggio, dei simboli per trasmettere il provato/sentito?
Dōgen mi mette con le spalle al muro e, quando fatico per attraversare le nebbie del testo tradotto, il mio intento è quello di giungere a cosa sentiva lui, a quale sentire rimanda la sua parola, per compiere il percorso che dal suo simbolo mi conduce a ciò che sento. È nel sentire che lo incontro, passando attraverso le nebbie delle parole e dei concetti.
Il passo successivo è: posso osare trasmettere ciò che sento utilizzando il linguaggio simbolico che mi è proprio e che credo sia, in questo tempo, più universale di quello tramandatoci dagli antenati?
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L’Essere corpo è il sentire che si manifesta nel divenire e che si estrinseca attraverso i corpi transitori. La consapevolezza desta coglie questo processo come contemporaneità di Essere e divenire.