Quanto all’insegnamento: la natura autentica non è grande, non è piccolo, non allinearti alle persone mondane né ai discepoli del Teravada.
Se pensi secondo pregiudizi stantii che la natura autentica sia solo qualcosa di sconfinatamente grande, accumuli sempre più idee sviate. Invece metti in opera senza impedimenti il principio di aderire alla via momento per momento, nel modo giusto di ogni momento, senza essere condizionato da grande o da piccolo. Attua l’ascolto attento; e questo rendilo pensiero attento. L’ascolto fatto pensiero, mettilo poi in funzione!
Fermiamoci alquanto ad ascoltare e a considerare il verso con cui il venerato indica la via: incarnando nel corpo la forma della rotonda luna, in questo modo io manifesto il multiforme corpo autentico.
I multiformi corpi autentici si manifestano divenendo ciascuno il proprio corpo; per questo sono forma della rotonda luna. Così è! Quindi l’essere lungo o corto, quadrato o rotondo di ogni cosa, va appreso come essere il proprio corpo. Mettere sottosopra e alienare corpo ed essere, non è solo una macchia scura nella forma della luna piena, è essere fuori dal multiforme corpo autentico (di Budda).
[Carl Bielefeldt traduce] Ora, prestiamo attenzione al verso che il Venerabile pronunciò, in particolare le sue righe: “Attraverso il mio corpo, ho manifestato l’aspetto della Luna Piena, mostrando così la presenza fisica di tutti i Buddha.” Poiché la manifestazione della presenza fisica di tutti i Buddha è una manifestazione del proprio Corpo Spirituale, ha l’aspetto della Luna Piena. Di conseguenza, devi comprendere che ogni tipo di alto e basso, così come di quadrato e rotondo, sono manifestazioni del tuo Corpo Spirituale. [/CB]
[Tollini traduce] Ora dedichiamoci ai versi recitati dal venerabile: “Il mio corpo manifesta la forma della luna rotonda con questo esprimo il corpo di tutti i Buddha.”Poiché “il mio corpo manifesta” (cioè, “la manifestazione del corpo”) è già “espressione” del “corpo di tutti i Buddha”, [“il mio corpo manifesta”] (cioè, “la manifestazione del corpo”) è “la forma della luna rotonda”. 239 Quindi, in questa manifestazione del proprio corpo dobbiamo apprendere tutte le lunghezze e le brevità, tutte le rotondità e le quadrature.240 Coloro che sono inconsci del [rapporto tra] corpo e manifestazione, sono ciechi non solo alla forma rotonda della luna, ma anche al corpo di tutti i Buddha.
239 La manifestazione del corpo di Nâgârjuna, il corpo di tutti i Buddha e la forma della luna rotonda coincidono.
240 Cioè: la realtà così com’è, a volte breve, a volte lunga, a volte rotonda a volte quadrata. [/T]
[Nello Shōbōgenzō curato da Kazuaki Tanahashi traducono] Dice: Questo corpo manifesta una luna piena che esprime i corpi di tutti i Buddha. Poiché ha manifestato il corpo che esprime i corpi di tutti i Buddha, il corpo ha preso la forma di una luna piena. Pertanto, dovresti studiare che tutto, sia lungo che corto, quadrato e rotondo, si manifesta nella forma di una luna piena. Se sei ignorante riguardo al corpo o alla manifestazione, sei ignorante non solo sulla forma della luna piena, ma anche sui corpi dei Buddha. [/KT]
[→uma] “Manifesto il multiforme corpo autentico“. “I multiformi corpi autentici si manifestano divenendo ciascuno il proprio corpo” [F-M]. “Una manifestazione del proprio Corpo Spirituale” [CB]. “Questo corpo manifesta una luna piena che esprime i corpi di tutti i Buddha” [KT].
Un ginepraio dove per districarsi bisogna rifarsi a quanto affermavo in [busshō9.1]. Di cosa stiamo parlando? Di come la manifestazione dell’Essere di Nâgârjuna si imprima nei suoi ascoltatori, di come essi percepiscano l’Essere-che-È di quel momento.
Carl Bielefeldt è l’unico che introduce la nozione/dimensione di corpo spirituale senza la quale è difficile districarsi. Chiunque abbia consapevolezza dell’esistenza non del solo corpo fisico ma anche di altri corpi, cosiddetti spirituali, sa che essi vengono percepiti da coloro che hanno doti di percezione particolari, in genere nominati come sensitivi, nella forma di ovoidi luminosi, o di sfere luminose di diversa colorazione e densità vibrazionale/materica: è la cosiddetta aura, quella che noi nel Sentiero definiamo “atmosfera vibratoria”.
Che questo campo vibrazionale costituito dall’insieme di tutti i corpi vibrazionali dell’umano sia percepito o meno da determinati sensi particolarmente sviluppati di alcuni corpi, chiunque assista a questa esperienza ne avverte comunque la peculiarità e il simbolo della luna piena parla, a me sembra, inequivocabilmente di questo, a meno che non vogliamo pensare che i nostri fratelli di allora fossero totalmente ignoranti della dimensione vibrazionale dell’umano, tesi difficile da sostenere visto che i contenuti esoterici hanno attraversato tutte le tradizioni fin dalla più remota antichità ed esiste un buddhismo esoterico come anche un filone esoterico nel Chán.
Tutto ciò che ha manifestazione nella dimensione del divenire ha una sua matrice vibrazionale e materica su altri piani di esistenza prima di manifestarsi nel piano fisico venendo generato/percepito, e questo vale tanto più per l’umano che, come tutti sperimentiamo, quando non è più in connessione con quella matrice muore nella sua dimensione fisica.
“I multiformi corpi autentici si manifestano divenendo ciascuno il proprio corpo; per questo sono forma della rotonda luna” [F-M]: se il flusso dei dati akasici nei corpi transitori è fluido, il fenomeno vibratorio è intenso e unitario, soprattutto se sorretto da un corpo akasico ben strutturato e ampio nella sua dimensione di sentire, come si presume sia il corpo akasico di un Buddha.
La dimensione buddhica altro non è che quella risultante dalla struttura del corpo akasico e dei corpi spirituali superiori a esso, è un livello di coscienza e di consapevolezza che ha corrispondenze nelle strutture di determinati corpi propri dell’antropologia umana, quella impropriamente denominata spirituale.
Pertanto il Buddha, o i Buddha non sono da immaginare tanto come individui quanto come aggregati/stati vibrazionali di consapevolezza e coscienza e la loro dimensione/natura autentica non è certo esclusiva ma è propria di ogni vivente che può manifestarla o meno, in virtù dell’evoluzione del proprio corpo akasico. [/uma]
Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.
Fonte: Aldo Tollini
Fonte: Carl Bielefeldt
Fonte: Kazuaki Tanahashi
Nota del curatore
Lavorando sullo Shōbōgenzō di Dōgen e non volendo in alcun modo produrre una esegesi delle sue parole, la mia unica preoccupazione è: di fronte a questo concetto, a questa visione, a questo stato che Dōgen dichiara, io cosa provo, cosa sento? Sono capace di indagare il mio interiore nella sottigliezza di certi stati, e possiedo un linguaggio, dei simboli per trasmettere il provato/sentito?
Dōgen mi mette con le spalle al muro e, quando fatico per attraversare le nebbie del testo tradotto, il mio intento è quello di giungere a cosa sentiva lui, a quale sentire rimanda la sua parola, per compiere il percorso che dal suo simbolo mi conduce a ciò che sento. È nel sentire che lo incontro, passando attraverso le nebbie delle parole e dei concetti.
Il passo successivo è: posso osare trasmettere ciò che sento utilizzando il linguaggio simbolico che mi è proprio e che credo sia, in questo tempo, più universale di quello tramandatoci dagli antenati?
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Testo articolati e complessi eppure vi è riconosciuto il richiamo ad un approdo a tutti comune: il sentire unitario.
Stampato
“Tutto ciò che ha manifestazione nella dimensione del divenire ha una sua matrice vibrazionale e materica su altri piani di esistenza prima di manifestarsi nel piano fisico venendo generato/percepito”.
Quello che si tratta di fare è risvegliare i sensi e la consapevolezza di questi altri piani, su di essi sintonizzarsi e diventarne sensibili.