Via della conoscenza: la paura e il protendere verso il nulla 5

[Sommario IA] Ogni domanda e affermazione è condizionata dal dualismo mentale e dai concetti preesistenti, impedendo di comprendere la realtà “non-mente” che è profondità, non nulla.
Il “nulla” menzionato non è l’assenza di tutto, ma ciò che rimane quando la mente tace, svelandone l’illusione di essere qualcosa. L’uomo è già nulla, ma si illude di essere qualcosa.

Quando il “marchingegno mentale” si inceppa, non si vive nel nulla, ma nella realtà del divenire, riconoscendo l’unità nella diversità senza la distinzione tra parzialità e totalità. Muore l'”io” accentratore, ma non la vita.
La rottura dal mondo mentale avviene come un “risucchio” che svela la realtà non-mente, senza tempo, mostrando la vastità presente nell’attimo. È un gioco di negazioni per comprendere la limitatezza delle mete spirituali autoimposte.
La “via della Conoscenza” serve a ricordare l’impermanenza di ogni cosa, il continuo morire e riapparire, svelando un mondo nascosto al mondo mentale. Il processo mira a dissolvere l’illusione di un cammino di trasformazione interiore. [/S]

Fonte: Via della conoscenza, comunicazioni fondanti riviste e aggiornate nel 2024.

Un partecipante: L’uomo che si propone l’obbiettivo di imparare ad amare sempre di più la vita e di amarsi sempre di più nella semplicità del suo essere effimero e inconsistente, non propone la stessa dinamica di un uomo che cerca la consistenza? Io penso che piccolo ed effimero siano a loro volta giudizi di come dovrebbe essere la vita e ogni sua dinamica. Ma se non c’è una mente, non rimane né il piccolo, né il grande, e quindi un uomo sparisce nel nulla e sparisce anche l’amore per l’effimero. E allora verrebbe a sparire ogni relazione. Senza l’oggetto psichico come facciamo quindi a esistere? È possibile?

   Una voce: Proviamo a vedere quanti scherzi combina la struttura di una mente proprio attraverso la domanda che viene qui proposta. Si può subito osservare che qualsiasi questione voi poniate ha alle spalle quegli equivoci contenuti in voi e anche quella forma di dualismo che non vedete ma che è dentro di voi, perché non la manifestate apertamente. Ma si può anche osservare che qualsiasi affermazione voi facciate sarà sempre carica del peso dei concetti che avete creato, e anche di quello che resta occultato dietro a quei concetti, pertanto non riconosciuto da voi, poiché prigionieri di voi stessi dentro la vostra struttura mentale. Struttura che comunque è ben presente nella forma e nelle modalità con cui date un vostro significato alle parole che utilizzate. Precisiamo che quel “nulla” di cui si parla nella domanda non è mai il nulla di chi vive la realtà non-mente.

Perché la realtà di ciò che c’è non è quello che credete, è profondità. Voi siete abituati a servirvi di concetti parziali e di travisamenti per fare affermazioni e poi per porci delle domande. Attenti, però, perché, nonostante tutte le vostre domande, quello che vi si può raccontare non sfiora nemmeno ciò che esiste nella profondità dell’Essere. La verità non è comprensibile e nemmeno intuibile in chi vive prigioniero del proprio mondo mentale, centro del quale è una forma di dualismo che vi fa credere che tutto giri intorno al vostro “io”. Ecco perché mai mettete in dubbio che domande e risposte siano davvero utili per quello che stiamo cercando di fare con voi: unicamente creare un vuoto nei vostri contenuti mentali. Non altro.

Ma, a questo punto, è possibile obiettare che vivere l’amore verso ciò che è insignificante, effimero e impermanente può anch’esso diventare un nuovo e diverso obiettivo e una meta spirituale, perché voi che inseguite una trasformazione evolutiva correte il rischio di trasformare anche ciò che è in quello che “deve essere” e in quello che vi serve per crescere spiritualmente. Ma questo non riguarda la via della Conoscenza.

Nella domanda iniziale si afferma anche: “Se non c’è un mondo mentale, non si può parlare né di piccolo, né di grande, quindi un uomo sparisce nel nulla”. Qui noi rigiriamo la domanda al mittente: cosa può essere mai questo “nulla” in confronto al quale l’uomo si sente qualcosa? Perché il presupposto del ragionamento è che oggi l’uomo sia qualcosa – i suoi oggetti psichici, i suoi ricordi, la sua identità illusoria – e che, senza questo qualcosa, egli diventi quel nulla che si immagina. L’uomo è nulla. Attenti, perché dando importanza al vostro concetto di “nulla”, che fate sottilmente diventare la vostra nuova identità illusoria, state affermando che l’uomo è comunque qualcosa di più di quel nulla.

Che cosa può essere quel nulla, quando la mente viene messa a tacere? Voi credete che sia tutto quello che, dopo aver fatto i vostri passi avanti, non si colora più di un mondo mentale; e sostenete questo senza comprendere il profondo mistero del nulla. E allora aggiungiamo una provocazione al vostro credere che sia necessario fare dei passi avanti per raggiungere quel vostro “nulla”: che passi servono, se già siete dei nulla che si credono qualcuno, e quindi non c’è nessuno che li fa? E chi può essere quel vostro “io” che si agita per diventare “nulla”, se nessun “io” esiste?

Partecipante: Se il marchingegno mentale si inceppa, muore tutto ciò che esiste, oppure continua a esserci ciò che è nella profondità e nella sua specificità?

Una voce: Quando il marchingegno mentale si inceppa, non si vive nel nulla, ma nella realtà dello scorrere della vita e delle vite che si rinnovano nel divenire; in quello scorrere l’uomo riconosce che tutto è unità ma vive l’incanto per la specificità e la particolarità della parzialità degli esseri, anche se non fa – come fate voi – una netta distinzione tra parzialità e totalità.

Quando nell’uomo muore quella sua forma mentale di dualismo, non muore tutto ciò che costituisce la vita nel suo scorrere. Muore il suo “io” accentratore, ma lui resta comunque uomo con un mondo emozionale e con un intelletto che osserva la realtà intorno e l’alterità, riconoscendoli nella loro specificità ma anche nella loro radice profonda. C’è qualcosa, oppure nulla c’è?

Partecipante: Ma quello che c’è nel relativo, di cosa gli parla e come gli parla, e poi che cosa gli presenta e come glielo presenta?

Una voce:Tutte queste domande non hanno risposta, quindi restano aperte, perché qualunque risposta non può che andare a far parte dei contenuti del vostro mondo mentale. Non siamo qui per riempirvi di contenuti, ma per svuotarvi.

E allora come può avvenire tutto questo, vi domandate, se in presenza di una struttura mentale niente accade, poiché tutto viene riletto come già conosciuto? Quale può essere la causa o l’origine di questa improvvisa rottura che apre alla realtà del presente? E chi conduce tutto questo? Per chi è identificato nel mondo mentale, c’è sempre un “qualcuno” che conduce, perché non riuscite a comprendere la gratuità, che è oltre le vostre costruzioni illusorie.

E se questa rottura, o frattura definitiva, avvenisse come risucchio? Questo risucchio già c’è, ma nel relativo si presenta d’un tratto in tutta la sua dirompenza, creando una frattura in cui emerge ciò che c’è, senza tempo. Senza tempo significa entrare in un modo in cui si svela la realtà di non-tempo, nel tempo nel relativo, cioè la vastità presente nel frammento, nell’attimo e nella parzialità della vita.  

Stiamo articolando i vostri interrogativi per farvi capire che ogni affermazione crea in voi una nuova comprensione che rende l’ultima affermazione incompleta e insufficiente. Ma allora a che gioco stiamo giocando? Al gioco della via della Conoscenza, che termina nell’attimo in cui il marchingegno mentale si inceppa totalmente e appare quella che abbiamo chiamato l’unica realtà non-mente.

La strada percorsa con noi muore in quello stesso istante, e si comprende che non c’è strada, non c’è percorso, non c’è niente da aggiungere e nemmeno da raggiungere. Tutto è già lì, tutto è completo e bastante in sé. È il sorgere del silenzio, che è immedesimazione e riconoscimento di ciò che c’è, ed è l’imporsi del perenne accadere. Le domande muoiono insieme all’ansia di conoscere, di darsi risposte, di possedere e di procedere verso un proprio miglioramento; in assenza di un “io”, che è centralità, tutto questo “bagaglio” non esiste più.

Partecipante: Ma allora a che serve la via della Conoscenza?

Una voce: A ricordarvi che dopo ogni morire c’è un riapparire, e che nulla vi riguarda e nulla vi è dato da gestire, salvo la concretezza del giorno dopo giorno. E poi è lì a ricordarvi che anche quell’apparire sfuma, portandovi a comprendere che non è una “conquista” da trattenere, e lo fa rivelando tutta la sua inconsistenza e impermanenza. Da lì nasce un nuovo morire – perché qualcosa si perde per strada – e poi da questo sorge un nuovo apparire, che già c’è, ma che l’uomo avverte in quel momento. Al tacere della mente, nel suo totale silenzio, si svela un mondo che non è il vostro e che non è nemmeno immaginabile, ma che da sempre è, benché a voi resti del tutto nascosto.

 Il contro-processo usa provocazioni, paradossi, metafore e continue negazioni per farvi distogliere lo sguardo fisso sulle mete spirituali e farvi comprendere quanto perseveriate nel costruirvi un illusorio cammino di trasformazione interiore verso il vostro evolvere.

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