Riflessioni e contemplazioni 3

Raccolta di post brevi, riflessioni e contemplazioni sulla Via, sull’Essere, sulla dedizione a ogni passo di ogni giorno. Pagina di sintesi aggiornamenti R&C e Brani.
Ultimo post (n°20) 11.9.22, 9,40p1

La numerazione dei post è progressiva, i numeri mancanti sono relativi a post per la lettura dei quali non avete le credenziali.

4. La pace reale

La pace reale che l’umano può conoscere non è quella venduta dagli ‘spacciatori di pace’ spirituali come presunta quiete mentale ed emozionale, possibile in virtù di date discipline di autocontrollo e di disconnessione, ma quella che deriva dall’allineamento del sentire con i suoi corpi e con l’interpretazione che da questa relazione deriva.

Se l’azione è allineata al sentire, e se l’interpretazione non si frappone a ciò che sta accadendo, nel mezzo dell’azione, anche intensa mentalmente ed emotivamente, c’è pace.
La pace di chi vive il Reale.

Dunque la pace non è quiete dei veicoli astrale e mentale, ma armonia col sentire, con l’intenzione: se esiste questo allineamento, nel mezzo del pensare, del provare, dell’agire, la persona vive una completezza e una unità d’essere uniche.
La vera pace, perché l’essere è uno. 4.9.22

7. Consapevolezza

L’ironia della cosa è che, in realtà, non è necessario fare niente! In realtà, la cosa migliore, ottimale, che l’individuo potrebbe fare per cambiare la propria vita, è semplicemente porre attenzione a quello che sta vivendo, in modo tale che al corpo akasico arrivi la maggior massa di dati possibile sull’esperienza che vive. (Scifo, Cerchio Ifior, da sf31)

Questo ci dice l’importanza della pratica dello zazen, da un lato, e della relazione dall’altro.
Non è nello zazen che affiora lucida e inclemente ogni nostra dinamica?
Non è nella relazione che le nostre narrazioni soggettive e i nostri limiti vengono smascherati e messi in scacco?
Comprendete ciò che abbiamo cercato di realizzare nel Sentiero costituendolo come officina? 5.9.22

Riflessioni e contemplazioni, tutti i post

Negli eventuali commenti, se necessario, indicate il numero del brano al quale vi riferite.

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Leonardo P.

20. Più curiamo la nostra cella esistenziale, fatta di piccole pratiche, scelte, atti di volizione più creiamo allineamento tra coscienza e identità.

Un lavoro personale e responsabile importantissimo che si riversa copioso nel nostro incontrarci sia in presenza, sei in chat.

Roberto D

18-Creare Connessione
Sono d’accordo sul fatto che la connessione sottenda prima di tutto un atto di Volontà e di Dedizione.
Personalmente ammetto che intervenire e partecipare alle discussioni non sempre mi riesce facile e questo dipende dalla mia centratura che a sua volta dipende dalla mia Costanza nella pratica. Ben sappiamo che ciò che si fa con Dedizione e Costanza alla fine porta frutto comunque. Come dicevo al B.A. riportando le parole di Battiato “salta sul cavallo alato prima che l’incostanza offuschi lo splendore” . Pronto a scolpire queste parole nella mia mente e sicuro che me ne dimenticherò, però cerco di provarci. E comunque so che qualcuno me le ricorderà con affettuosa insistenza.

Leonardo P.

19. Quella piccolezza di cui parli, quel riconoscere e vedere la propria centralità/superbia, lasciarla andare per fare posto all’altro è tema su cui mi confronto quotidianamente.

Tuttavia credo che vada intesa in modo corretto. Non sempre piccolezza è direi di “si”, piccolezza significa anche sapere dire “no”.

Il nostro io declina nel suo modo questa umiltà e la fa diventare un sì permanente, un essere sempre disponibili.

A volte facciamo un autentico servizio all’altro mercando invece la nostra indisponibilità.

Ma questo richiede tanto discernimento.

Natascia

19. la piccolezza di sé

Vivono contestualmente a volte due modalità di percepirsi: istintivamente mi vien da mettere l’altro al centro, poi, non sempre, emerge il bisogno di essere riconosciuti.
Non sono ancora nella condizione di dedizione totalmente disinteressata, ma il lavoro continua.

Catia

19 la piccolezza di sé
Capisco quanto scrivi , tuttavia mi vien da dire che sono gli altri a dover testimoniare la tua piccolezza o il tuo egocentrismo, perché come sappiamo, una mente sofisticata se la racconta.

Catia

18 connessione
Certamente anche scambiarsi il pane crea connessione (immagino i gesti che la creano in un intensivo), ma i chat la connessione la creiamo prendendoci cura, mostrando sollecitudine a rispondere ad un post a leggere, a scrivere, a dialogare svelandoci all’altro e dandogli così la possibilità di conoscerci più a fondo
Pensiamo solo alla ricchezza di connessione che siamo riusciti a creare, anche con un dialogo forte, in questo ultimo periodo.

Mariella Principi

19- Quando ti incammini sulla Via la vita ti chiede di farti piccolo e lo fa in mille modi che: un’amica che ti chiede ascolto, un collega che chiede aiuto, un figlio che chiede disponibilità, i fiori che chiedono acqua…
nascoste dietro a ciascuna, grande o piccola che sia, si nascondono disposizioni da coltivare: l’attenzione, la generosità, l’umiltà…

Natascia

18. Letto

Mariella Principi

18-Creare connessione.
Mai una cosa è data per sempre e immutabile, tutto ha bisogno di essere alimentato e nutrito.
Calare questa affermazione teorica nella concretezza del vivere prevede mille gradi e sfumature, che sono i gradi e le sfumature di ciascuno di noi, dei bisogni, delle paure e delle comprensioni che ci muovono.
Quanto la percezione che ho dell’altro coincide con l’altro?
Quanto il sentirsi connesso con l’altro dipende dall’altro o da me?
Qual è il peso specifico del gesto quotidiano e quello della base solida su cui appoggia la relazione?
Non facile la questione e non sempre facilmente liquidabile con la centralità di se’

roberto

Debbo dire che non condivido.
La connessione è innanzitutto disposizione personale, poco c’entra l’altro, molto l’amore provato.

Se c’è amore c’è attenzione, c’è flusso, c’è una connessione magari inconscia ma che può superare le difficoltà.

Quella connessione è figlia di dedizione e di amore, non dei limiti contingenti.

roberto

Non c’è giorno che io non mi impatti o scontri con qualcuno nel Sentiero, l’ultimo con Elena.
Eppure basta un attimo, in me non c’è mai risentimento, c’è solo attenzione e benevolenza anche anche quando bastono.

Questa è la disposizione di fondo, inconscia e conscia.
Alla base c’è una dedizione incondizionata, e un mettere me dopo.

Quando pongo il problema della reciprocità lo faccio con un fine pedagogico affinché l’altro si decentri da sé.
E lo faccio anche perche, in un organismo vibratorio, l’assenza dell’altro comunque si avverte e alla lunga non è sostenibile.

Ma tutto nasce dal canale privilegiato che noi apriamo con l’altro.
Noi, innanzitutto.

Mariela

Quello della connessione è una lezione per tutti e anche per me. Per anni ho disperso energie in ciò che non contava.

E invece l’Amore sta nelle piccole cose.

La connessione la sto imparando, ancora zoppico, me ne rendo conto.

Ho già abbandonato molte cose, restano alcuni scampoli di attaccamento ad attività o frequentazioni.

L’identità resiste, scalpita e a volte devo darle il tempo di arrendersi.

roberto

La mia contestazione al comportamento di Elena nasce da una sua mancanza di focalizzazione.

Se ami, sei focalizzato.
Se il tuo amore è disperso in molti rivoli non risulti presente, emetti la nota di chi c’è poco.

roberto

Menti sofisticate usano argomenti sofisticati. Il semplice diviene complesso.

Se ami crei una connessione innanzitutto dentro di te, perché tu crei la realtà.
Non è difficile, non dipende da altri ma solo dalla preponderanza del nostro amore, di ciò che sorge in noi.

Natascia

18. Creare connessione

“Solo col tempo, dopo la frequentazione nel gruppo ristretto di VdM, dopo  il nostro svelarci nelle chat, dopo aver constatato l’intenzione che, ciascuno a suo modo, mette per far vivere l’organismo, dopo aver attraversato non senza dolore le ultime incomprensioni ho scoperto , nei confronti di tutti voi un legame sottile, fatto di affetto impalpabile, leggero come  fili di una tela di ragno, ma saldo nell’interiore.”

Prendo a prestito quanto scritto da Catia in chat e mi chiedo se non sia anche questo un esempio di connessione.

Leonardo P.

18.”Innumerevoli sono i modi di creare connessione, anche il passarsi il pane a tavola lo è.
Il leggere i reciproci scritti, il pensarsi, le mille piccole cure e attenzioni.”

Poveri noi se pensiamo che la vera relazione sia quella data dalla presenza fisica.
Viviamo su più piani contemporaneamente e per ogni piano si dà una possibilità di incontro e di comunione.

Dalla connessione stabile e non episodica fatta di attenzioni reciproche e disposizione alla relazione con gli/l’altro/o nasce la “comunione del sentire”.

Mi si chiarisce ora questa espressione:” comunione del sentire”. Non un evento isolato costituito da fenomeni vibratori forti, anche se questo può avvenire, piuttosto un’intimità col sentire dell’altro che nasce dal realizzarsi di comprensioni in seno alla coscienza stessa.

La comunione del sentire realizza una delle finalità della VDM: “Realizzare una comunione di sentire con i membri della Via del monaco che prelude alla comunione con tutti gli esseri”.

Mariela

3. Reciprocità
Questo tema mi fa riflettere. L’educazione cattolica mi ha riempito la testa del seguente slogan: dare senza chiedere nulla in cambio e quando si riceve è un miracolo.
Eppure condivido a pieno quanto scritto sulla reciprocità, ossia la mia mente comprende il senso di questa circolarità.
Altro concetto che mi è stato inculcato: non disturbare, quindi anche chiedere è un disturbare. Eppure quanto scritto sull’ingombro del non chiedere è vero, lo sento.

Come rompere questo paradigma mentale? Da un lato sto sperimentando in questo periodo una relazione di coppia basata proprio sulla circolarità. Sto ricevendo tantissimo al punto da sentirmi in difetto (e qua scatta il paradigma di cui sopra….se ricevi è un miracolo perchè in fondo non si deve chiedere nulla).

Mi sento di fronte ad un passaggio, a qualcosa che sta cambiando e solo vivendo questa reciprocità la potrò comprendere a pieno.

Stessi concetti applicabili nella relazione tra componenti di un gruppo come VDM.

Mi sento ancora impacciata nel sentire i confini, dove porre i limiti. Forse solo l’esperienza può farmi comprendere.

Leonardo P.

15. La gioia intima e il cuore traboccante di gratitudine per ogni scena vissuta oggi: umiltà.

Luciana

12. Piegarsi alla vita.
Ne so qualcosa dopo la batosta che la vita mi ha riservato.

Non sono mai stata una persona rigida, ma ora accolgo quello che la vita mi propone con un atteggiamento che può essere letto dal di fuori come passività o rassegnazione, ma in realtà io dall’interno sento che è un vero abbandono a ciò che arriva, e lo vivo con benevolenza.

E rido anche della mia sbadataggine, della leggerezza che a volte mi porta a fare errori, come ora, nello scrivere questo commento per la seconda volta per aver dimenticato una spunta!

Nadia

14
Questa fiducia viene riconosciuta.

Catia

5 Alimentare il fuoco.
Saper scorgere in ogni gesto comune ardere la fiamma dell’Essere.
Grazie per tutti questi spunti di riflessione.

Mariela

12. Ti incontro per resa e non per volontà, difficile da comprendere. Non sono forse la stessa cosa? Se è il sentire che spinge si segue il flusso e basta.

roberto

Posso volerti incontrare per bisogno, o perché posseggo il talento della comunità: nel caso in questione, ti incontro a partire da una mia resa alla vita, dunque è il sentire che mi porta.

Lorena

12 “ti incontro non perché ho bisogno di te, non perché mi è naturale, ma perché obbedisco alla vita che mi conduce a incontrarti’.”.

Natascia

12″Ti incontro non perché ho bisogno di te, non perché mi è naturale, ma perché obbedisco alla vita che mi conduce a incontrarti’.
Chi guida è l’Amore, non il bisogno

Lorena

4 “Dunque la pace non è quiete dei veicoli astrale e mentale, ma armonia col sentire, con l’intenzione: ”
Eppure pensare di vivere quei momenti mi fa sentire presuntuosa.

Luciana R

8 Rinunciare a se stessi. In questo giorni sento di avere una maggiore capacità di discernimento per riconoscere strade che non vale la pena intraprendere. Mi tiro indietro e cerco di farlo con umiltà.

Leonardo P.

11. Colgo questo doppio registro “interpellata ” e “provocata”.
La prima reazione spesso è identitaria e ciò che arriva è la “provocazione”, innescando dinamiche di protezione, fuga, difesa, ecc. Poi una consapevolezza più ampia e unitaria si fa avanti e fa sì che ci si abbandoni al processo, ridimensionando le prerogative dell’identità.

Mariella Principi

1-L’amore nel deserto di se’. Inconcepibile anche come idea, fino a un po’ di tempo addietro, poi la vita ti mette su quella strada. Molto spesso il pane che ti offre è duro.
Ma la scene che la coscienza crea diventano perfette per acquisire dati. Esperienza dopo esperienza la comprensione matura e si sperimenta la leggerezza dal proprio ingombro e la commozione di fronte alla Vita che si dispiega in ogni creatura.

Nadia

4 Condivido pienamente.

Mariela

Possiamo quindi dedurre che se non c’è pace, manca allineamento.

Leonardo P.

6.Frammenti di comprensioni.

“Quanto vasto è quel mondo che bussa? E perché bussa se i veicoli non possono condurlo a rappresentazione?”

La coscienza si confronta sempre con il non-compreso, è nella sua natura spingere i soggetti e i corpi verso l’ampio e il vasto.

Credo che la questione sia quanto i soggetti in gioco sappiamo interpretarsi come Coscienze in apprendimento, CCE.

Più questa consapevolezza è chiara e ampia e maggiore sarà la capacità stessa della coscienza di esperire sono il limite della recettività dei corpi transitori.

Del resto chi stabilisce questo limite?
L’identità che pone paletti. In verità, noi non conosciamo il limite: possiamo solo, volta a volta, sperimentarlo e superarlo.

roberto

Comprendo ciò che dici. In realtà volevo esprimere con queste parole la vastità del sentire che va aldilà della dinamica stessa comprensione/non comprensione. Intendevo parlare del sentire-che-è.
I corpi transitori sono un limite invalicabile per quella vastità. Non puoi mettere il mare in un bicchiere.

Leonardo P.

4. La pace reale

“Se l’azione è allineata al sentire, e se l’interpretazione non si frappone a ciò che sta accadendo, nel mezzo dell’azione, anche intensa mentalmente ed emotivamente, c’è pace.
La pace di chi vive il Reale.”

Comprendo ciò che scrivi e che volgarmente si potrebbero dire come: “fare la cosa giusta”.

Capita però che quella pace venga avvertita non nel farsi dell’azione, ma dopo quando ci si torna con la riflessione.

Allora lì si comprende che si è fatta “la cosa giusta”, ovvero si era allineati con il proprio sentire nell’azione, nonostante il tumulto dei corpi transitori.

roberto

La ‘cosa giusta’: ciò-che-E’.

Catia

1 L’amore nel deserto.
“Solo nella, scomparsa di noi possiamo
recuperare l’esperienza del Reale. Esperienza dell ‘Essere che attraversa i corpi e che non ci appartiene.”
Non il concetto abusato di amore, ma l’ esperienza dell’amore che arriva come vento, e ci attraversa in modo gratuito.

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