Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Teatri del non essere

Osservo in quanti modi differenti cerchiamo di fare apparire all’esterno, ed ai nostri stessi occhi, qualcosa di ben diverso dalla nostra interiorità. A quante contorsioni ricorriamo  per tentare di essere altro da ciò che siamo.
In questo affaccendarci perdiamo naturalezza, spontaneità, freschezza, semplicità, ed autenticità. Quante cose preziose perdiamo per allestire il teatro, e quante energie impieghiamo: che fatica!
Risultiamo “costruiti” ed ingannevoli soprattutto con noi stessi.
Nel limite del nostro possibile cerchiamo di essere ciò che siamo, né più né meno, non abbelliamoci di ciò che non ci appartiene, perché per quanti petali possiamo usare per ricoprirci, al cospetto altrui ed al nostro stesso cospetto, noi saremo sempre quella creatura in difficoltà, che vorrebbe essere diversa perché non si accetta per quel che è, perché non ha il coraggio di correre il rischio, e tutte le possibilità, di accogliersi e confrontarsi con i suoi limiti, la sua infamia, il suo egoismo.
Solo confrontandoci con ciò che siamo, accogliendo ciò che è, lasciando andare i condizionamenti e le illusioni che ci siamo trascinati dentro e che ci hanno fatto credere di dover essere sempre altro perché “sbagliati” dentro, possiamo conoscerci meglio, integrare le ombre con la luce, e crescere così anche spiritualmente.
Non ci sono modi giusti o sbagliati di essere e di vivere: c’è quello che noi siamo adesso ed il modo in cui riusciamo a vivere. Con la consapevolezza che finché ci ritroviamo qui, incarnati nella materia, abbiamo della strada da percorrere.

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