Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Presente, ma non importante

Cosi come è stato dopo il ritorno dalla Lunigiana, allo stesso modo, ma in maniera molto più forte, si presenta ora il dopo-Sestino.
C’è come la costante percezione del non esserci mai stata. Come un sogno fatto, dove al risveglio tutto viene cancellato e non rimane più nulla.
Non ci sono accumulazioni di ricordi o pensieri che mi riportano a rivivere quei giorni, né il ricreare qualcosa che evochi quel tipo di esperienza.
In quei giorni, inoltre, c’era anche una strana indifferenza da tutti quei coinvolgimenti, da situazioni e fatti che man mano andavano creandosi; è come se in quel momento non mi toccassero, come se ci fosse una distanza tra me e ciò che avveniva.
Stavo lì, semplicemente, dentro l’esperienza del momento, dentro la vita che accadeva, disposta a impastarmi e a lasciarmi attraversare, pronta al gesto che la vita mi suggeriva.
Nulla mi turbava più di tanto, c’era come una grande lontananza.
Ora che sono qui a casa vivo il processo dell’ammutolire, forte è il senso di svuotamento, di disinteresse su ogni cosa. Questa perdita di interesse però non mi preoccupa.
Non è una mia scelta, bensì è fisiologica. Continuo a procedere nella routine del mio quotidiano, dell’apparentemente sempre uguale che ritorna implacabile, cercando di risiedere nell’essenziale, nello scarno, nel semplice, nel senza orpelli: sto nell’accadere della vita.
Viva, presente ma non importante.

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  1. “Risiedere nello scarno”. In questi giorni è come se ci fossero dei lampi di deserto. Attimi di sgomento assoluto, perdita di senso, vertigine di fiato vuoto e… subito è come se riprendesse spazio lo scarno, il niente da perdere, i gesti in sé, uno dopo l’altro. Bizzarro.

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