Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

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Se ciò che accade è qualcosa che viene per me e, simultaneamente, un fatto che accade e basta e che non mi riguarda in quanto soggetto e artefice, come minimo esco frastornato da questa antinomia. Come tenere assieme questi opposti? La mente dice che una scelta sarebbe opportuna: delle due, una può essere l’opzione coltivata. E invece […]

Vorrei approfondire la riflessione sulla normalità avviata dalla domanda di Elena a commento del post su Krishnamurti. La nostra cultura, la mente, vedono la persona e il modello, l’archetipo esteriore, di appartenenza: così appare, così alla mente sembra che sia.

Ho ascoltato questo pomeriggio la prima omelia di Francesco I. Breve, volta all’essenziale: camminare, il processo della trasformazione; edificare la comunità, la comunione d’intenti e d’azione;

Una interessante riflessione di Vito Mancuso da Repubblica del 9 marzo: La chiesa si apra. “L’ordine scende dall’alto, l’organizzazione sale dal basso, l’ordine è maschile, l’organizzazione è femminile,

E’ una conoscenza diffusa ed ampiamente condivisa, in ambito spirituale, il concetto che l’universo sia intrinsecamente Uno, interdipendente, indivisibile. Siamo parte di un Tutto, visto in contrapposizione alla dualità, ovvero alla frammentazione, all’illusione,

In ambito spirituale ed esistenziale nulla di ciò che apparteneva al mio immaginario di ricercatore è divenuto realtà. Non saprei nemmeno di cosa fosse pieno quell’immaginario, c’era solo una tensione a divenire altro e quella spirituale mi sembrava la strada che in quella alterità mi potesse condurre.

Questa è la domanda di Alessandro nel commento al post di ieri. Se io mi interpreto come vittima, uso cioè nella mia vita il modello interpretativo comune dove c’è il carnefice e la vittima, il giusto e l’ingiusto, il bene e il male, di fronte alle ingiustizie che mi sembra di subire reagirò con la protesta, la […]