Il superamento della nozione di straordinario e la realtà dell’ordinario

Il mattino di venerdì, mentre noi arrivavamo all’Eremo di Fonte Avellana, un gruppo di persone di varie nazionalità terminava l’intensivo di Vipassana durato dieci giorni: ci lasciavano un ambiente vibratorio ideale.
Una coincidenza interessante: usciva un modo di vivere la via spirituale profondamente ancorato al silenzio e alla pratica meditativa, ed entrava un mondo senza-forma che non è incernierato né sul silenzio, né sulla pratica meditativa e che supera la nozione stessa di via spirituale.
Dieci giorni di meditazione Vipassana sono una esperienza indubbiamente straordinaria, una prova.

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L’atteggiamento interiore nella nuova stagione degli intensivi (dal 2017)

Si può venire ad un intensivo mossi da due motivazioni apparentemente identiche:
– per imparare e vivere;
– per vivere e imparare.
La prima disposizione, in questa nuova stagione degli intensivi, non vi porterà alcun frutto. Perché?
Perché è fondata sulla preminenza dell’imparare, dunque su di una aspettativa, dunque su di un bisogno.
All’origine ha il moto del prendere, del ricevere e vede e interpreta la realtà al servizio del suo bisogno.
In questa disposizione il vivere è conseguente all’imparare, un corollario.
Nella seconda disposizione, quella giusta in questa stagione, al centro c’è il vivere: l’imparare è intrinseco ad esso, ma non è preminente, né è finalità perseguita.
La persona che viene per vivere è disposta a misurarsi con le situazioni, a viverle per quel che sono, a non aspettarsi niente di speciale.
Ecco, venite, vivete e non aspettatevi niente di speciale: allora la vita verrà e dichiarerà la propria ordinarietà e in questa troverete l’essenziale.

La relazione tra sentire di coscienza

Vorrei sviluppare quanto emerso nell’Essenziale di ieri.
Le menti-identità leggono i frammenti della realtà, per loro natura non colgono l’insieme ma il particolare e sono mosse da un bisogno di presenza, di manifestazione, di relazione con le loro pari.
Hanno, giustamente, l’esigenza di calare un impulso, una conoscenza, un assaggio di comprensione nella loro vita, di incarnarli, di trovare il modo per farli divenire vita nel quotidiano.

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Il quotidiano, tema dei gruppi e degli intensivi del Sentiero

Settembre 2015 – giugno 2016, tema di fondo dei due gruppi “L’essenziale” e degli “intensivi”: il quotidiano.
Il tema di ogni mese viene affrontato nei due gruppi e approfondito negli intensivi.
Ogni incontro dei gruppi e ogni sessione degli intensivi alternano esperienze ed analisi: ciò che viene affermato, viene anche sperimentato nella stasi e nel movimento, in un processo continuo.

Settembre 2015
Lo spazio tra parola e parola; tra parola ed emozione; tra parola-emozione-azione.

Ottobre 2015
I fatti sfilano. Tutto è fatto e tutto sfila.

Novembre 2015
La ricerca dell’eclatante, la banalità del quotidiano.

Dicembre 2015
Banalità è un’etichetta della mente. Come etichetta, cosa cerca, cosa è importante per la mente.

Gennaio 2016
Tutto naufraga sotto i colpi della routine, anche i rapporti, innanzitutto i rapporti.

Febbraio 2016
Grande – piccolo; importante – irrilevante; degno – indegno.

Marzo 2016
L’attendere.

Aprile 2016
Lo sperare, il desiderare, il divenire artefici oltre speranza e desiderio guidati dalla sola fiducia.

Maggio 2016
Chi conduce chi. La fiducia e l’abbandono come radici e compimento del vivere.

Giugno 2016
Tutto scorre. Tutto è.

Un intensivo di contemplazione, meditazione, formazione nel cuore dell’inverno

meditazione

Dal 16 al 18 gennaio 2015 saremo al monastero di Fonte Avellana per l’intensivo di contemplazione, meditazione, formazione: nel cuore dell’inverno, dopo il periodo delle feste che, forse, per alcuni di noi è stato di eccessiva esposizione, compiamo il gesto del ritorno a sé, in uno spazio fatto di discrezione, misura, equilibrio.
L’inverno, per sua natura, induce al gesto consapevole, all’espressione misurata, allo stare protetti nell’intimità.
Una piccola comunità di persone che per tre giorni si ritrae dal mondo e si ritrova per ascoltarsi, per accogliere, per risiedere in ciò che accade è una benedizione, un dono per sé e, forse, anche per gli altri.
Il sabato la nostra giornata inizia con l’alzata alle 5, per sederci in zazen alle 5,30: il fruscio appena udibile delle persone che si dispongono ai loro posti, il silenzio assoluto, la battaglia contro il sonno, lo stare nella gratuità perché a nulla serve zazen. La luce del giorno che pian piano avanza, la capacità di rimanere desti ormai stabilizzata, il pensiero che si è arreso, la pretesa di fare bene divenuta irrilevante, l’accoglienza senza condizione di ciò che c’è, così come è.
L’aria tersa del monte, il freddo che morde, i passi che si succedono, il vuoto interiore senza alcun condizionamento durante la passeggiata meditativa sul monte.
L’incontro durante i pasti, il calore e l’odore dei cibi, la fraternità leggera, la comunione profonda: esseri che sono entrati portando un nome e man mano che sono scesi nelle viscere dello stare, lo hanno perduto.
Rimangono solo gesti, parole, silenzi, il vapore della tisana durante la cerimonia della condivisone, la comunione dei sentire.

Foto di Roberto D’E.