L’identità, il sentirsi d’esistere e l’infinita ricerca del significante

L’identità è simile ad un cane da caccia, instancabilmente alla ricerca di una traccia olfattiva il secondo, di un motivo per sentirsi d’esistere la prima.
Tutta la ricerca del nuovo, dello stimolante, dell’interessante, del curioso, dell’attraente, dell’eccitante, del significante altro non è che l’infinito simbolo di un ologramma che ricerca i segni della propria concreta esistenza: non trovandoli, essendo essa niente altro che una interpretazione, una lettura, una etichetta sul modo di vivere e di relazionarsi con i fatti, il dubbio dell’inconsistenza la pervade e la conduce ad una ricerca senza fine di conferme.

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Sulla natura dell’amore che è e che diviene

Approfitto di due commenti al post Il ciclo del vivente che da amore torna ad amore per approfondire l’argomento.
Marco: 1- mi viene in mente il canto “Io non sono nulla”, che a un certo punto dice: eppure senza di me… Frase che sembrerebbe affermare una peculiarità del nostro esserci; 2- se la realtà non è altro che dispiegamento dell’amore, è gioco forza intendere tutti quegli atteggiamenti e azioni, che poco o nulla hanno a che fare per lo meno con l’idea che noi abbiamo di amore, come il risultato di una distorsione identitaria di un impulso che è comunque impulso d’amore.
Samuele: 3- Come compendi però l’amore imprescindibile verso sé stessi? Anche proprio a livello di cura della persona, salvaguardia del proprio equilibrio psico-fisico? 4-Anche questa è una forma d’amore, e non necessariamente va sempre verso l’altro, ma va verso sé.

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Permanere nella radice di sé: l’eremo interiore

La vita nell’eremo con i suoi modi, i suoi tempi, i suoi silenzi è la conseguenza di una scelta: permanere nella radice di sé.
Quella scelta è stata compiuta molto tempo fa e non è fondata sulla volontà, ma sul piegarsi ad un’esigenza esistenziale.
Un’esistenza intera chiedeva tempo, ritmo, silenzio, lontananza dalle menti e dalle emozioni, abbandono al semplice processo del vivere così come si srotola nella routine dei giorni.
Solo chi vive qui può comprendere l’incolmabile lontananza dal mondo e la simultanea vicinanza con tutti gli esseri imposta dalla compassione.

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