Ciò che incontro attraverso te

Ciò che incontro attraverso te non è altro che ciò che devo apprendere.
Ciò che la coscienza genera attraverso me e attraverso te, è l’oggetto del mio apprendere.
Tu sei lo strumento, il mezzo, il testimone che con il suo semplice esserci attiva ogni processo a me necessario.
Tu sei l’attrice, l’attore utile e indispensabile sul mio palcoscenico esistenziale. senza di te nulla potrei né vedere, né comprendere.
Quando ho un conflitto con te, la mia mente ha un conflitto con te, le coscienze non hanno conflitti.

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Le crisi interiori cicliche

Definisco crisi lo smarrimento dovuto alla perdita di senso di ciò che si vive.
Negli affetti, nel lavoro, nella via interiore questo è comune e, direi, anche sano. Perché?
Perché è fisiologico e naturale perdersi. Chi si perde? L’identità.
Chi si ritrova? L’identità.
La crisi è dinamica dell’identità che trova nutrimento in ciò che vive, o lo perde e si smarrisce.
Una coscienza non va in crisi, non è identificata con ciò che sperimenta e su quello non coltiva aspettative o sogni, non proietta desideri e bisogni.

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Produrre crisi

La crisi è il frutto della relazione tra coscienza ed identità all’interno dei processi del vivere.
Quando l’identità resiste e cerca di imporre una sua direzione, prima o poi sopraggiunge una crisi, un attrito, un rompersi dell’equilibrio deviato: questa crisi evolve spesso nel dolore e nella fatica.
Quando coscienza ed identità sono sufficientemente allineate, la crisi è continua, l’equilibrio raggiunto viene sistematicamente scalzato: questo processo può provocare disorientamento, ma non necessariamente dolore e fatica.
Sempre la crisi rompe un equilibrio, o un pseudo equilibrio; sempre ciò che era credibile non lo è più, ciò che era stabile vacilla.
Che si tratti di affetti, di lavoro o della via spirituale poco importa: tutti sperimentano la crisi, ma quasi nessuno ne possiede il paradigma, o la sa maneggiare, eppure la vita delle persone, dei paesi, del pianeta è una crisi senza fine, è l’esperienza più prossima a ciascuno di noi, più quotidiana e feriale.

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La coppia 7: la crisi

La crisi è la manifestazione tangibile della non sostenibilità ulteriore di una lettura della realtà personale e di coppia.
Quello che va in crisi è la nostra interpretazione, la nostra lettura dei fatti e dell’altro: se non ci è chiaro questo produrremo solo dolore.
La crisi della coppia è la mia crisi, anche se è innescata dall’altro:
– come mi interpreto,
– come ti interpreto,
– come interpreto il nostro rapporto,
qui va cercata la causa, la dinamica, la soluzione.
C’è qualcosa che non vedo di me, di te, del nostro stare assieme o, se lo vedo, è distorto dalla mia comprensione egocentrica.
La crisi nella coppia rimette dunque in discussione, in modo più o meno profondo, la disposizione interiore dei due e li costringe ad un mutamento e a ricollocarsi su un altro piano e con un’altra modalità.
Vi chiedo: c’è qualcosa di più importante, di più trasformante di una crisi?
Il sentirsi messi in discussione, il doversi analizzare, il dover riflettere sul proprio limite, sulla propria limitata visione non è una delle cose più importanti e produttive interiormente che ci possa accadere?
Perchè abbiamo paura delle crisi? Perchè ci tolgono delle certezze? Quali, quelle di vivere da sepolcri imbiancati facendo finta che sia normale?
La crisi scoperchia il sepolcro e mette a nudo l’ipocrisia: ogni crisi ci rende più autentici, le persone cambiano e migliorano perchè vanno in crisi.
Ogni volta che una nostra certezza, una nostra consolidata e soporifera abitudine viene messa in discussione, una distorsione viene svelata, un limite mostrato dobbiamo imparare a provare gratitudine verso chi l’ha prodotta, verso la situazione che l’ha generata.
La coppia è una grande officina di trasformazione dell’interiore e la crisi dei suoi componenti e delle loro dinamiche è l’elemento che ciclicamente provvede alla pulizia, al rinnovamento, alla rigenerazione, al morire e al rinascere.
La crisi ci ricorda la necessità di abbandonare parti di noi affinché altro emerga, ci mostra il nostro volto cangiante e ci stimola a perseverare nel processo del rinnovarci senza sosta, mai considerando l’acquisito come permanente: come tutto nella vita, la crisi ci insegna l’impermanenza, la responsabilità, il lasciar andare, la disposizione ad abbandonare ogni attaccamento.

Immagine tratta da: http://goo.gl/0kZ361


Eco, Scalfari, la memoria, internet, le nuove generazioni

Qualche considerazione in merito a ciò che Umberto Eco ed Eugenio Scalfari hanno affermato negli ultimi due numeri dell’Espresso in merito alle nuove generazioni.
Eco afferma che i giovani vivono in una sorta di presente senza tempo privi di memoria storica e di capacità di ricordare e afferma che uno dei principali compiti della formazione è fornire le condizioni per un uso appropriato e pieno della memoria.
Scalfari sostiene che la madre di molti mali è internet che con la facilità di accesso all’immensa dotazione di dati di cui dispone non favorisce l’impegno, l’applicazione, lo sviluppo della volontà, delle capacità cognitive e interiori nei suoi utilizzatori.
Entrambi non considerano che affinché ci sia apprendimento deve esserci interesse.
Condivido la necessità di esercitare la memoria; condivido la necessità di non estrarre informazioni solo dal web ma anche dai libri frequentando le biblioteche, o dai giornali imparando a leggerli.
Penso che scarsi saranno i risultati se quello che invitiamo a leggere, a studiare, ad imparare a memoria non tocca l’interesse, l’interiorità dello studente.
Sta parlando la scuola, e la società contemporanea, all’interiore degli allievi? Non credo.
Stanno parlando gli insegnanti, i genitori all’interiore dei loro allievi e figli? Non credo.
Se vedo una crisi questa è, dal mio punto di vista, degli educatori innanzitutto, della società adulta così priva di interiore, di anima si sarebbe detto un tempo.
C’è una domanda interiore ed esistenziale in tutte le persone ma a questa non rispondono né la filosofia, né la pedagogia, né la didattica di questo tempo.
Non vedo la crisi di una generazione, non vedo neppure una grande minaccia in internet: vedo la crisi di un sistema basato sull’accumulazione dei saperi e dei beni.
Mi sembra che il futuro della formazione sia nelle mani di tutti: siamo chiamati a ridefinire il senso del nostro vivere ampiamente smarrito; la formazione non riguarda solo i giovani riguarda tutti noi che siamo largamente persi a noi stessi.
Il pericolo che vedo è soprattutto nella incapacità del mondo “adulto” di divenire consapevole della fine di una cultura, di una filosofia, di un modo di produrre, lavorare, consumare, di una disposizione nelle relazioni tra individui: questa cecità è il pericolo; è questa incapacità di sguardo che confina le nuove generazioni in un limbo, in una atemporalità, in una condizione esistenziale passiva essendo difficile appassionarsi alle sorti di un cadavere.
La pretesa di noi “adulti” di insegnare ai giovani ad appassionarsi alla realtà è patetica.
C’è qualcosa che possono fare assieme adulti e giovani: mettere in discussione i valori per cui viviamo.
Non c’è in me alcun pessimismo, so che ogni crisi di sistema produce dolore, so anche che molte sono le forze creative, le intelligenze, le sensibilità che allevano il nuovo.

La foto è tratta da: http://goo.gl/Dac8fX