Esiste una sfida troppo grande per noi, troppo dura?

Avvio questa riflessione stimolato dalla domanda di Paolo in commento al post L’identità, l’opposizione, il pane duro, il non voler vedere: “Come distinguere il pane duro – da masticare pazientemente – con un sasso, che non è il caso di provare a mangiare?”
La questione è rilevante: esiste per l’umano il sasso, l’indigeribile, l’inaffrontabile?
I giorni scorsi ho incontrato una coppia di genitori che ha perduto una figlia in giovane età: esiste sasso più grande?
No, non esiste; chiunque sia genitore questo lo sa.

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L’umano non dà la vita, né la morte

Continuo qui un ragionare iniziato giovedì durante la riunione della Via del monaco, quando A. ha posto la questione della decisione di autorizzare l’alimentazione artificiale in un anziano ai suoi ultimi scorci di vita.
Personalmente ritengo che non sia nell’arbitrio umano dare la morte, e nemmeno la vita.
Ritengo che l’umano – inteso come identità – sia tramite di decisioni che lo precedono e lo vedono come semplice esecutore nella dimensione del divenire.
Faccio un esempio limite per esporre la mia visione:

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I limiti della percezione affettiva ed emozionale

A., commentando il post L’uomo di oggi, ieri è stato animale, vegetale, minerale, dice:
“Chiaro, ma le evoluzioni continue a tutti I livelli dove arriveranno? Qual è lo scopo ultimo e si arriverà mai ad un traguardo? Come N. anche io faccio difficoltà con questi concetti.”
Passando i commenti per la mia moderazione, ho deciso di non pubblicarlo ma di discuterlo qui: il tema è proprio uno di quelli basici e A. dovrebbe conoscerlo; considerando che è arrivata da poco, può darsi che abbia perso alcuni passaggi fondamentali, che non abbia letto e meditato alcuni post che di questo parlavano, miei o del CI.

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Morire giovani, la lezione dell’impermanenza

A colei che, nell’impermanenza, ha visto la vita con gli occhi di M. e che contempla il disegno dell’Architetto
Forse avrete notato che nella home di questo sito è rappresentata l’immagine di un papavero, tra tutti i fiori – assieme al soffione – uno di quelli che non fa mistero della sua inconsistenza, del suo essere effimero, transitorio, impermanente.
Mai l’umano si rappresenterebbe come un papavero, niente più dell’impermanenza lo mette in scacco.

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L’ingiustizia del mondo e il vero scopo del vivere

 Afferma Nicoletta commentando il post Tra accoglienza e rifiuto non vediamo il problema della giustizia: Mi chiedo: se queste complesse dinamiche sono karmiche, cosa posso fare io? Il senso di impotenza e frustrazione, almeno per me, e’ ormai connaturato. Se il pensiero si spinge a tutte le ingiustizie di questa terra si rimane smarriti e, ripeto, impotenti. 
(Pdf per la stampa, 2 pagine A4)
Cominciare da poco e da vicino ti direi Nicoletta, parafrasando una espressione del Cerchio Ifior.
In altri termini: la realtà si cambia iniziando da sé. 

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