Gratificazione e bisogno

d-30x30Gratificazione. Dizionario del

Non c’è nessuna legge universale che dica che l’individuo non deve gratificarsi: quando si è incarnati si avverte il bisogno di una gratificazione, ed è giusto: la gratificazione può servire, può aiutare, può essere un incentivo ad andare avanti, può dare quel momento di serenità da cui poi si riparte con maggiore vigore per migliorare se stessi. Il problema nasce quando il bisogno di gratificazione non è più semplicemente un bisogno di gratificazione ma nasconde quello che si vorrebbe dall’altro e che non si ha il coraggio di chiedere, o quello che si vorrebbe che l’altro desse e che non dà.
Quello che lo rende ingiusto, invece, è il fatto che noi non osserviamo questa gratificazione, non ci chiediamo perché abbiamo bisogno di «quel» tipo di gratificazione.
Le Guide ci esortano, inoltre, a non fare gli errori che sono stati propagati nella società attuale da 2000 anni di chiesa cattolica; essere contenti, essere felici, gioire, godere della vita non è «un peccato», non c’è bisogno di mortificarsi, nessuno deve mettersi il cilicio a tutti i costi o frustarsi la schiena perché ha un Io che ha bisogno di essere gratificato; no, la gratificazione fa parte della realtà dell’esistenza all’interno della realtà illusoria che si vive e bisogna cercare di viverla con felicità, con tranquillità; senza dubbio, però, osservandola un attimo con attenzione cercando di capire questa gratificazione cosa nasconde e perché c’è questo bisogno. Viviamo, quindi, quando si è incarnati, il momento di felicità e di gioia, di gratificazione, ma chiediamoci, con una visione più allargata, perché questa gioia, questa felicità, questa gratificazione non si vive anche negli altri momenti; questo è il minimo che si possa fare.

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte seconda, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

Amare non è possedere

Amare non è possedere: l’affermazione, in sé, sembra scontata, tutti crediamo di averla compresa.
Diceva l’altro giorno una ragazza: “Nella crisi che ho con il mio partner, in una pausa che ci siamo concessi per decantare i problemi, ho avuto una storia flash con un uomo, solo sesso. Ora il mio partner mi rimprovera la cosa, ma non sa che l’amore che ho per lui è dedizione, costanza, presenza senza condizione e il sesso con quell’uomo non conta niente”.
Se tutti abbiamo compreso che l’amore non è possesso, perché ci fa così male quando ci troviamo in una situazione come quella descritta da questa ragazza?

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Bisogni, desideri e loro superamento

L’umano è qualificato dall’avere bisogni e desideri, ovvero dalla necessità di soddisfazione nel presente e dalla sua proiezione nel futuro.
Se togliamo bisogni e desideri, dell’umano non rimane molto.
E’ questo un argomento che ho trattato più volte ma sul quale ritorno, perché mai abbastanza è chiarito.
Esistono bisogni e desideri del corpo fisico, del corpo emozionale, di quello mentale e della coscienza.
Cosa sorge dalla coscienza come bisogno e desiderio? Niente, in quei termini, perché la coscienza non ha bisogni e desideri ma, essendo il terminale dei corpi spirituali che in ampiezza di sentire la precedono, è di essi il capolinea, il corpo deputato ad articolare un’intenzione che sorge a monte, che lei interfaccia e decodifica conducendola a rappresentazione tramite i suoi tre veicoli transitori: la mente, l’emozione, il corpo fisico – azione.

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