Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Molti anni fa, quando iniziammo questa esperienza in campagna, prima di strutturarci come eremo, venivano spesso a cena persone, così spesso che, col tempo, divenne faticoso ospitarle.
Notammo, con Catia, che a fronte dei nostri inviti non corrispondevano mai, o quasi mai, inviti di altri rivolti a noi: non c’era reciprocità perché, in fondo, non c’era una condivisione di sentire sufficientemente ampia.
A fronte del nostro invito motivato da un sincero desiderio di stare con l’altro, con la conseguente assunzione di responsabilità che questo comportava, da parte dell’altro c’era certamente il desiderio di condividere la nostra presenza e magari il piacere di stare in un posto in campagna, ma non l’assunzione della responsabilità conseguente.
Dietro l’assenza di reciprocità stava dunque una differenza di sentire che riverberava in una differenza di coinvolgimento responsabile. Read more…

Intensivo del 16-18 giugno 2017, iscrizioni

Maggio
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Letture da meditare, ruminare, contemplare ogni giorno Read more…

Quale può essere la mia preghiera, se ancora ha un senso pregare?

Sì è vero, tu non sei quel Dio lontano nella sua immensità,
che misura la sua onnipotenza con la fragilità dell’uomo,
che ci beffa dandoci la mente per nascondersi
dietro l’assurdo dogma e quindi confonderci.
Tu non sei quel Dio che fa dei nostri errori
colpe meritevoli di eterna pena, Read more…

Se non possediamo il senso della vista non abbiamo idea del mondo così come appare agli occhi fisici: certo, abbiamo altri sensi ben sviluppati, ma quando gli altri ci raccontano di certi colori, di certi orizzonti noi non abbiamo accesso a quella esperienza. 
Se mai abbiamo avuto la possibilità di vedere, credo si sia costituita nel tempo una ecologia interiore tale da poter gestire il dolore per quella mancanza: ma se per un periodo della nostra vita abbiamo potuto vedere e poi non più, allora l’impatto è davvero brusco e il ristabilirsi di un equilibrio interiore non semplice.
Esiste lo sguardo esteriore, quello garantito dal senso della vista, ed esiste lo sguardo interiore quello permesso dal sentire acquisito e dal paradigma conseguente. Read more…

Dice Nadia commentando il post Niente più dell’ordinario ci interroga e ci insegna: A volte ho l’impressione che ciò che sto vivendo sia una grande concessione, un regalo, un dono troppo grande per me. Non riesco sempre a riportarmi sulla questione che ciò che sto vivendo sia invece generato dalla mia coscienza e niente altro che il mio pane quotidiano. 

1- Dal divenire sorge l’esperienza dell’imparare, del comprendere.
Questo è il pane quotidiano: nel divenire siamo e nel divenire viviamo la trasformazione da un sentire limitato ad uno più vasto e, se non viviamo pienamente e intensamente, trasciniamo i processi e con essi il dolore, o la fatica che si portano appresso.
Vivere pienamente e intensamente, questa è un’espressione molto equivocata dalle identità che ritengono significhi vivere con un alto tasso di eccitazione mentale ed emozionale.
Non è così: l’eccitazione è figlia dell’identificazione e madre di altra eccitazione e non produce nulla che abbia sostanza nel tempo, è l’effimero per antonomasia. Read more…

Dice Roberta G. commentando il post La fede/fiducia, la responsabilità, il cambiamento: Personalmente  vivo questa apertura di fede/fiducia  quando rimango in una situazione, in ciò che c’è, fermandomi e ascoltando/osservando, anche se la mia mente desidera fortemente andare/essere altrove.
In questi casi mi ricordo che “ciò che c’è” è la cosa più importante che posso vivere e che può insegnarmi…
Penso, cioè, che il cercare di stare in “ciò che c’è” presuppone l’abbandono del controllo e un atteggiamento di fede/fiducia.

1- Osservare ed ascoltare e stare anche se la mente/emozione desidera identificarsi con qualcosa. Read more…