Fratello fuoco, sorella tiepidezza

No, i due non sono fratelli, anzi, spesso si conoscono appena.
Sono fratelli nostri, non tra loro. Fratello fuoco interiore. Sorella tiepidezza che abiti la casa dell’identità che si specchia.
Il fuoco interiore non è uno slancio, è una costante imperitura, una dato costitutivo, una componente del DNA esistenziale.
La tiepidezza è figlia degli innamoramenti dell’identità, di quel suo incendiarsi e poi stemperarsi fino a scomparire e cercare di nuovo l’incendio, l’eccitazione, il senso da conferire all’esistere: lontana anni luce dal fuoco, eppure in esso si specchia e ne è pallido riflesso.

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Il processo comunitario, l’isola di sentire, il superamento di sé

Leggo in questi giorni dei materiali trasmessi dal Tibetano attraverso A.A.B. In particolare, nel Discepolato nella nuova era, affronta l’argomento della formazione di gruppi che operino a sostegno dei processi di coscientizzazione e trasformazione interiori dell’umanità.
Insiste sul valore del gruppo perché lo considera il modo di procedere adatto a questo tempo, a questo nuovo tempo che dal dominio della mente condurrà progressivamente, e con verosimile lentezza, all’affermarsi delle logiche del sentire che conducono ad unire là dove le menti dividevano.

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I limiti della percezione affettiva ed emozionale

A., commentando il post L’uomo di oggi, ieri è stato animale, vegetale, minerale, dice:
“Chiaro, ma le evoluzioni continue a tutti I livelli dove arriveranno? Qual è lo scopo ultimo e si arriverà mai ad un traguardo? Come N. anche io faccio difficoltà con questi concetti.”
Passando i commenti per la mia moderazione, ho deciso di non pubblicarlo ma di discuterlo qui: il tema è proprio uno di quelli basici e A. dovrebbe conoscerlo; considerando che è arrivata da poco, può darsi che abbia perso alcuni passaggi fondamentali, che non abbia letto e meditato alcuni post che di questo parlavano, miei o del CI.

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L’amore ruvido

Chiede una cara amica: Cosa diresti ad una persona che quotidianamente cerca di fare del suo meglio, va avanti, si impegna, beh.. senza grandi risultati, ma lo fa, sente che c’è da fare, che tutto sommato è giusto così e agisce. Punto.
Poi un giorno esce per poco più di 24 ore dalla sua routine e si rende conto, come un pesce che fa un balzo fuori dall’acqua, che tutto il mondo in cui è immersa è solo frutto del senso del dovere, della forza di volontà e che, in realtà, quello che prova è grande odio per se stessa, per la vita che vive e che non riesce a cambiare, e c’è perdita completa di ogni forma di speranza.

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