Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La pretesa della propria unicità

[…] “In quei momenti, in quei rari, rarissimi momenti,
io riesco per un attimo a trovare veramente in me il senso dell’umiltà:
allorché mi sento sperduto, piccola goccia di colore anonima
– ma non per questo meno importante – sulla grande tela che Tu,
con infinita pazienza, costanza e bontà hai creato.” Fonte
Ricorrono due espressioni:
– il senso dell’umiltà;
– l’importanza pur nell’irrilevanza.
Anonimi, piccoli e trascurabili nell’immenso mare della creazione, ma non per questo meno importanti.
Naturalmente non voglio sviluppare alcuna polemica con l’autore del canto riportato, perché conosco l’intenzione che lo muove essendo, tante volte, anche la mia intenzione quando uso argomenti simili per necessità didattiche.
Il ragionamento, la comprensione che sta alla base di queste affermazioni è il seguente:
tutto è Uno e, nel divenire, l’Uno si dispiega, assume le molteplici forme che di Esso rappresentano gli infiniti gradi del sentire. Ogni granello si sabbia non è altro, dunque, che grado del sentire dell’Uno; ogni umano, qualsiasi sia la sua evoluzione, non è che dell’Uno aspetto, forma tangibile nel tempo, rappresentazione di quel sentire.
Ne consegue, secondo logica, che ogni aspetto del reale è unico e sacro, anche il grano di sabbia appunto, o la bestemmia.
Ne consegue anche, quando poniamo l’accento sull’impermanenza, sull’irrilevanza, sullo scomparire che sì, tutto scompare perché solo l’Uno è, ma comunque quel soggetto che scompare ha avuto una sua unicità e, nella sua irrilevanza, è stato unico aspetto peculiare del Dio vivente così come prende forma nel divenire.
Nella logica del divenire, dunque, non si può tanto parlare di irrilevanza perché, in effetti, tutto è quel che è e testimonia l’Essere senza fine e senza tempo: quindi il granello di sabbia non è irrilevante, è unico e non ripetibile, sacro nella testimonianza del suo essere. Importante, dunque, nelle logiche proprie del divenire.
Nella logica dello scomparire, tutto si rovescia: nulla è, e tanto meno nulla è unico, o importante; esiste solo l’Essere, solo l’Uno.
Niente di ciò che appare è importante, irripetibile e unico: tutto canta l’Uno che mai è divenuto due; tutto esprime l’essere di un sentire che mai si è frazionato divenendo i molti e differenziati sentire.
L’accento non è sul singolo aspetto, sul frammento, ma sull’insieme: l’esperienza unitaria d’Essere coglie l’insieme e svuota di senso e di pregnanza il particolare che, a quel punto non è importante, è irrilevante ed effimero, inconsistente ed inesistente.
E nella logica dell’umiltà come stanno le cose? Come in quella dell’Essere: non può convivere la perdita di sé con la considerazione di una qualche importanza di sé. L’esperienza radicale dell’umiltà comporta la perdita di sé e del valore di qualsiasi specificità, importanza e presunta unicità.
La persona che conosce quella esperienza non osa nemmeno considerasi unica, sa solo sperimentare la propria irrilevanza perché coglie l’insieme e sa che quell’insieme mai è divenuto altro e differenziato da quel che è: quella persona sa di non essere mai esistita e di non esistere come separazione, come frammento di quella unità, e sa che tutto il discorrere sul divenire è illusorio, mai essendo divenuta e mai divenendo la Realtà. OE 2.2


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  1. Forse ho avuto una qualche esperienza della “perdita di sè”. Faccio ancora fatica, credo, a metterla in relazione con l’illusorietà della realtà. Anzi, a dire il vero, forse non ho mai messo in relazione le due cose. Sembrerebbe, invece, che sono indissolubilmente legate una all’altra. Che non abbia mai veramente fatto esperienza della “perdita di sé”?

  2. Nella logica dello scomparire non diventa irrilevante anche l’Uno come concetto e rimane solo l’Uno come sentire?

  3. L’esperienza dell’umiltà radicale conduce all’indifferenza del giudizio e dunque della scelta. Semplicemente “si è”, “si è condotti”.
    Può essere questa una lettura del passo evangelico: “non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”.

  4. Parole che risuonano, c’è pacificazione, c’è serenità e c’è gioia. Grazie Roberto.

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