Senza più un briciolo di ambizione
lascio vagare la mia natura dove vuole.
Nella mia borsa vi è riso per dieci giorni
e, presso il focolare, una fascina di legna.
Chi ciancia di illusione o nirvana?
Dimenticando al contempo la polvere del nome e della fortuna,
ascoltando la pioggia notturna sul tetto della mia capanna,
siedo comodamente con le gambe allungate.
Ryokan, monaco dello zen

 

Letture per i giorni del mese di aprile
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Pubblicato 18.4Promemoria
CI, Personalità, nadis, chakraIscrizioni intensivo entro 20.5
EDS, Offrire una parolaVia del monaco 12.5
OE, 5.5

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La contemplazione, i suoi linguaggi e la loro evoluzione

“Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!
Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore, perderlo, il tuo dolore, non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai in una grande pace”
Paolo mi ha condiviso questo brano di Teresa D’Avila, invitandomi a dire qualcosa sull’evoluzione dello spirito e del sentire contemplativo.

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Il latte per i bambini, il pane per gli adulti

Oggi i cristiani fanno memoria del Cristo risorto, di Colui che riconoscono come Figlio di Dio anche, e soprattutto, in virtù di questo evento.
Non sanno, i cristiani – avendo fatto macerie di tutta la conoscenza antica che non fosse la loro – che non c’è umano che non risorga in un’altra dimensione di coscienza una volta che il suo veicolo fisico muore.
Essi, per credere in Dio, nell’unità indissolubile del cosmo, nella vita che sopravvive alla morte hanno bisogno di un segno eclatante, segno che a suo tempo, evidentemente, gli è stato dato a misura della miseria della loro fede, affinché aprissero gli occhi su quell’Uomo che era venuto da loro e sull’insegnamento che gli aveva consegnato.

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