4

I N T E N S I V O  D E L  2 3 – 2 5  S E T T E M B R E  I S C R I Z I O N I

Dice Samuele, alla fine della sua riflessione su Novità dal Sentiero: Siamo persone che si allenano a non cadere vittime dell’identificazione, ma che al contempo hanno necessità di partecipare alle sfide della vita facendo anche ragliare l’asino in loro, finché ce n’è. È anche questa la danza tra l’essere e il divenire?
Partecipiamo della vita: ridiamo quando è tempo, piangiamo quando ci accade, seguiamo con interesse lo scorrere del film che chiamiamo vita, il nostro e l’altrui.
La tua riflessione parte dal calcio, dall’appassionarsi ad esso, dall’identificazione, dalla necessità della misura. Read more…

Scrivo pensando alle amiche e agli amici che hanno problemi di salute, persone concrete che ho bene a mente e risiedono nel mio cuore.
Consiglio la lettura della prima parte di questo testo, sull’importanza dell’effetto placebo nelle terapie.
Le persone che hanno un problema di salute divengono, per necessità e per scelta, più riflessive e introversive: vanno a monitorare il loro stato, le possibili cause, le auspicabili soluzioni.
Si caricano la vita sulle spalle e sanno che il tempo del fuggire, del divagare, dell’inconsapevolezza, dell’onnipotenza adolescenziale è finito. Read more…

Mi è accaduto più volte, nella mia attività, di trovarmi nella situazione in cui i miei interlocutori si sono eccessivamente focalizzati sulla dimensione cognitiva della nostra relazione, o di una questione in ballo, ed io sempre ho reagito dicendo che non era quella la via e, in seguito, mi sono ritratto dal confronto.
Questo mio comportamento ha provocato sconcerto nei miei interlocutori e, non di rado, è stato motivo di allontanamento.
Mi risulta insopportabile la predominanza della mente nella relazione: mi sento prigioniero in una stanza chiusa e e senz’aria con l’altro che parla e parla attorcigliandosi nei suoi pensieri. Read more…

A leggere il fondo del Blog di Grillo di oggi c’è da riflettere, la fragilità di alcuni aspetti dell’analisi, la forza di altri pienamente condivisibili, mostra il cammino di quel movimento a cui molti guardano, compreso chi scrive.
Non è questo lo spazio per un’analisi approfondita, qui mi interessa affrontare la questione della democrazia diretta e della nozione di popolo.
Chiedere al popolo dunque, dicono i sostenitori della democrazia diretta espressa attraverso lo strumento referendario.
Cosa non mi convince? Che si consideri uno strumento di democrazia diretta il referendum, un quesito con due sole risposte possibili: non vedo cosa centri con la democrazia diretta, semmai centra con il paradosso e la caricatura di essa: ti considero un microcefalo e dunque ti pongo una sola domanda e mi devi rispondere “si” oppure “no”. Read more…

Scrive Alessandro nel commento al post L’abbandono di sé senza sforzo: Il gesto, l’azione radicale, svolgono su di me una certa attrattiva.
Poi mi ritrovo tutt’altro, a svolgere cioè una vita che radicale non è, dove non c’è un gesto o un’azione che risolvono tutto, ma tanti piccoli tentativi e vie di mezzo. Non vivo quell’unità nel quotidiano e mi ritrovo spesso o con la guardia alta, o a incassare un colpo perché un attimo l’ho abbassata, questo è il mondo che vivo oggi negli affari.
Una dimensione più protetta dove potermi ritirare da tutto questo dispiega su di me la sua attrattiva, il gesto radicale di un eremitaggio per un periodo di tempo per poi tornare. Read more…

La Gran Bretagna lascia l’Unione Europea: il piccolo, locale e autonomo ha la meglio sul grande, globale e interdipendente.
Siamo sicuri che questa fosse l’alternativa? Per le menti limitate, forse questa era l’alternativa, non per chi coglieva il respiro del tempo che viviamo.
Qual’è questo respiro?
1- I problemi causati da ciascuno per conto proprio, vanno risolti da tutti assieme, perché su tutti sono ricaduti (penso ai problemi ambientali, all’uso delle risorse, alle conseguenze delle guerre e alle migrazioni, ad esempio). Read more…