L’amare gli altri implica rinuncia: se saprai rinunciare anche al più grande dei tuoi desideri, avrai posto la prima pietra per la costruzione del tuo grande edificio.

La rinuncia ai propri desideri implica dolore: se saprai affrontare, per il bene degli altri, un dolore, allora avrai aggiunto un altro piccolo mattone al tuo edificio.

II dolore implica il sapersi arrendere: se saprai arrenderti alla volontà di Colui che tutto ordina, sarai certamente giunto ad un buon punto nella costruzione del tuo edificio.

Il sapersi arrendere significa superare il proprio egoismo: se saprai superare veramente il tuo egoismo, vorrà dire che sarai giunto quasi al tetto del tuo edificio.

Superare il proprio egoismo significa darsi agli altri: se saprai darti agli altri incondizionatamente vorrà dire che avrai quasi terminato il tuo edificio.

Darsi agli altri significa annullare totalmente se stessi: e se saprai annullare te stesso, se dimenticherai te stesso, non perché ti viene imposto, richiesto, comandato, ma perché ti sentirai veramente uno con tutti gli altri tuoi fratelli, allora e solo allora potrai fermarti, perché la tua opera sarà finita, e potrai gioire nel contemplare l’edificio che hai costruito e che sicuramente sarà risplendente, luminoso e sicuro perché vorrà dire che l’avrai costruito su quelle solide fondamenta che si chiamano Amore. (Viola, Cerchio Ifior)

Letture per i giorni del mese di maggio
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Pubblicato 27.5Promemoria
SC, Identificazione e disidentificazioneOfficina Essenziale, 9.6
CI, Favola

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Identificazione e disidentificazione (La disposizione interiore unitaria 3)

3- Coltivare ed osservare il ritmo di identificazione/disidentificazione: spendersi fino in fondo e dubitare fino in fondo

Definiamo identificazione la disposizione interiore che conduce a sentirsi d’essere e d’esistere come una entità con una relativa definizione soggettiva, diversa dalle altre, che mentre pensa, si emoziona, agisce aderisce a questo sperimentare e lo considera una prerogativa a cui non rinunciare, pena il non-essere.

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L’origine degli psicosomatismi e la loro risoluzione

 Tratto da: Annali del Cerchio Ifior, 15 marzo 2011
[…] Giunti a questo punto è forse il caso di fare un’ulteriore ricapitolazione di quanto abbiamo detto fin qui nel nostro esame del sistema akasico/fisico dell’individuo incarnato, fornendo, nel contempo, ulteriori elementi che si possono dedurre dalle os­servazioni che vi abbiamo fin qui proposto.

Se si vuole cercare la genesi dello psicosomatismo è ovvio, a questo punto del nostro ragionamento, che bisogna trovarla all’interno delle incomprensioni che l’individuo non ha risolto.

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La disposizione interiore unitaria 1: non giudicare i fatti

Quello che segue, e gli altri sei post che ad esso saranno collegati, sono la sintesi del Sentiero contemplativo e della Via del monaco, la conciliazione tra le logiche del divenire e quelle dell’essere, tra l’esserci come identità e il suo scomparire.
Vi invito a leggere con attenzione i testi, a ruminarli e a contemplarli: una lettura superficiale non estrarrà l’intima natura e funzione di questi contenuti, quella di accompagnare consapevolmente e vibratoriamente incontro a sé e all’unità d’essere.

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Sentire e responsabilità procedono assieme

Tratto qui di alcune perplessità espresse nei commenti al post L’umano non dà la vita, né la morte: l’appunto è che questo approccio potrebbe condurre ad una deresponsabilizzazione. Dal momento che è la coscienza che decide, io come identità posso sollevarmi dalla responsabilità del mio agire.
Questione antica, che a volte nella storia ha portato a non divulgare la conoscenza nel dubbio che questa avrebbe potuto condurre ad un uso distorto, o ad un abuso del conosciuto.
Questione che in questa nuova epoca deve essere affrontata in modo nuovo: oggi la conoscenza, anche quella più esoterica, è disponibile a chiunque, ma questo non significa che chiunque attinge ad essa.

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