Riflessioni sulla vita contemplativa [3]

Questo spazio viene aggiornato in continuazione con materiali inediti e d’archivio.

Dopo tanti anni vissuti qui,
nel silenzio e nella solitudine dei giorni,
le nostre capacità di ascolto
si sono amplificate.

Quando le piante hanno sete,
noi abbiamo sete con loro.
Quando il vento caldo le disidrata,
bramiamo che smetta
e che una pioggerella le disseti.

Quando il capriolo si allarma,
ci viene naturale dirgli:
fratello non temere, siamo amici.
Lo scoiattolo come un funambolo
salta tra i rami e i nostri cuori
danzano assieme a lui.

Tacendo e risiedendo in te,
il mondo attorno si fonde
col tuo mondo interiore,
e i due non si possono più distinguere;
allora dal tuo intimo sorge
la possibilità di nominare tutto il mondo,
interno ed esterno a te,
come fratello e sorella tuo
e di tutti gli esseri. 3.8.20


Per l’infanzia dello spirito il Ciò-che-È è lo stato contemplativo del santo, una condizione d’eccezione, che in qualche misura si connota come qualcosa dalle qualità esclusivamente positive, una dimensione altra rispetto al mondo quotidiano del divenire.

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Tutto è Ciò-che-È, ma è anche imparare e trasformarsi

Stralci di una discussione interna fondamentale.
Non è questione nuova per noi, è il nostro paradigma.
Affinché ci sia l’esperienza del Ciò-che-È, non deve esserci centralità soggettiva.
Ma può contenere un pericolo: il Ciò-che-È può divenire lo strumento della rimozione.
Esistono situazioni in cui la centralità soggettiva è necessaria e indispensabile. Rob

continua..