L’amare gli altri implica rinuncia: se saprai rinunciare anche al più grande dei tuoi desideri, avrai posto la prima pietra per la costruzione del tuo grande edificio.

La rinuncia ai propri desideri implica dolore: se saprai affrontare, per il bene degli altri, un dolore, allora avrai aggiunto un altro piccolo mattone al tuo edificio.

II dolore implica il sapersi arrendere: se saprai arrenderti alla volontà di Colui che tutto ordina, sarai certamente giunto ad un buon punto nella costruzione del tuo edificio.

Il sapersi arrendere significa superare il proprio egoismo: se saprai superare veramente il tuo egoismo, vorrà dire che sarai giunto quasi al tetto del tuo edificio.

Superare il proprio egoismo significa darsi agli altri: se saprai darti agli altri incondizionatamente vorrà dire che avrai quasi terminato il tuo edificio.

Darsi agli altri significa annullare totalmente se stessi: e se saprai annullare te stesso, se dimenticherai te stesso, non perché ti viene imposto, richiesto, comandato, ma perché ti sentirai veramente uno con tutti gli altri tuoi fratelli, allora e solo allora potrai fermarti, perché la tua opera sarà finita, e potrai gioire nel contemplare l’edificio che hai costruito e che sicuramente sarà risplendente, luminoso e sicuro perché vorrà dire che l’avrai costruito su quelle solide fondamenta che si chiamano Amore. (Viola, Cerchio Ifior)

Letture per i giorni del mese di aprile
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Pubblicato 25.4Promemoria
CI, L’illuminazione Iscrizioni intensivo entro 20.5
SC, Lo sguardo che contempla l’UnoVia del monaco 12.5
OE, 5.5

continua..

Lo sguardo che contempla l’Uno: la ricerca e la fine del cercare

Commenta Alessandro al post del CI, L’illuminazione:
Ho passato tanti anni a scalpitare scavando senza fine nel terreno per fare un pozzo che arrivasse alla vena d’acqua, ma nessuno di questi era sufficientemente profondo.
Ora ho lasciato perdere tutto e bevo l’acqua delle pozzanghere.
È una agonia questa sensazione che nulla in fondo vale la pena, e nello stesso tempo non avere questa fusione di cui parlano le guide.
Non potendo uscire da questo limbo, né potendo tornare indietro, mi sento un somaro che non ha più la sua carota davanti e si carica da solo sulla groppa il suo carico sapendo che quello gli tocca.

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La contemplazione, i suoi linguaggi e la loro evoluzione

“Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!
Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore, perderlo, il tuo dolore, non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai in una grande pace”
Paolo mi ha condiviso questo brano di Teresa D’Avila, invitandomi a dire qualcosa sull’evoluzione dello spirito e del sentire contemplativo.

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